Quattro ore di inferno con 283 agenti, in assetto antisommossa e con il volto coperto da casco e mascherina, a picchiare ininterrottamente 292 detenuti del reparto Nilo del carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Quest’ultimi, lo scorso 6 aprile 2020, sono stati costretti a ‘sfilare‘ all’interno del corridoio umano creato da poliziotti penitenziari, ricevendo un numero impressionante di calci, pugni, schiaffi alla nuca e violenti colpi di manganello.

Colpi che i detenuti non potevano evitare a causa del numero impressionante di agenti presenti e degli spazi angusti sia del corridoio che dell’area socialità (qui, messi faccia al muro, venivano colpiti a turno e a sfizio dai poliziotti), dove è andata in scena l’orribile mattanza, così come l’ha definita il Gip del Tribunale sammaritano.

E’ raccapricciante la ricostruzione degli investigatori (indagini effettuate dai carabinieri e coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere), cristallizzata dall’acquisizione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti all’interno del penitenziario. Immagini inconfutabili che dovrebbero invitare a riflettere anche chi (vedi il segretario della Lega Matteo Salvini che giovedì 1 luglio sarà all’esterno del carcere per portare solidarietà ai poliziotti) si schiera a prescindere a favore della polizia penitenziaria.

Acquisizione dei video che gli agenti hanno tentato in tutti i modi di impedire o ritardare dopo l’esposto presentato l’8 aprile dal garante regionale dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. Filmati che sono stati acquisiti da carabinieri e procura l’11 aprile 2020 e diffusi, in minima parte, nelle scorse ore dal giornalista Nello Trocchia per il quotidiano “Domani“.

Un vero e proprio inferno quello vissuto il 6 aprile 2020 nel reparto Nilo del carcere casertano. Un’azione di forza della polizia penitenziaria, ribattezzata “perquisizione straordinaria“, a 24 ore di distanza dalla rivolta avvenuta sempre nello stesso reparto ad opera di circa 150 detenuti. Immagini vergognose quelle che emergono dai video. “Violenze, intimidazioni ed umiliazioni di indicibili gravità senz’altro indegne per un paese civile” ha sottolineato il Gip nell’ordinanza dove sono ben 52 le misure cautelari contro i poliziotti coinvolti.

Massacro che alcuni di loro hanno provato a coprire acquisendo indebitamente 5 spezzoni delle video-registrazioni della rivolta del giorno precedente, alterandoli con l’eliminazione dell’audio e della data e dell’orario di creazione, in moto tale da provare a giustificare le violenze avvenute il giorno successivo. Altre false prove sono state costruite ad hoc fotografie (con data e orario alterato) rappresentative del ritrovamento nelle celle di un arsenale di strumenti atti ad offendere nonché di olio e liquidi bollenti, preparati all’interno di pentole e padelle, poste su fornelli per essere utilizzati ai danni degli agenti.

Le violenze – secondo quanto emerso nelle indagini – sono state  inoltre coperte con false accuse di resistenza e lesioni ai danni di 14 detenuti. Accuse presentate da diversi ufficiali e agenti della Polizia penitenziaria che hanno redatto un’informativa di reato in relazione alle violenze avvenute nel carcere sammaritano il 6 aprile 2020. Nell’informativa si rappresentava la necessità, durante la “perquisizione straordinaria“, di aver dovuto operare “un contenimento attivo” delle persone denunciate, riferendo che “durante il contenimento attivo numerosi agenti avevano dovuto ricorrere alle cure dei sanitari”. Tutto falso, secondo quanto accertato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Secondo gli investigatori – che hanno raccolto le testimonianze di oltre 70 detenuti – le lesioni riportate in referti medici non sono state procurate dai detenuti, ma sono risultate conseguenza delle violenze consumate dagli stessi agenti mediante pugni, schiaffi, calci e ginocchiate ai danni dei reclusi.

Sulla vicenda è intervenuto il segretario generale del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) Donato Capece che, interpellato dall’Adnkronos, attacca lo sciacallaggio di media e magistrati. ”Dal comunicato stampa che ha fatto la procura sembra di leggere una sentenza già scritta, noi aspettiamo la fase dibattimentale in aula e poi vediamo se ci sono o meno responsabilità. Il Paese deve stare al fianco dei suoi poliziotti perché siamo noi che tutti i giorni rischiamo la vita per garantire la sicurezza ai cittadini e salviamo la vita a tanti detenuti che tentano di togliersela. Questo nessuno lo tiene in considerazione”.

Difficile, tuttavia, provare a giustificare le immagini diffuse nelle scorse ore. “Quando si fa ordine pubblico – spiega Capece – non si va con i fiori in mano, siamo andati a fare un’operazione e non a fare pestaggi o altro. Questo è lontano dalla nostra idea”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.