Il ruolo
Mediterraneo, il mare Nostrum non è un confine ma un’infrastruttura
Con lo Stretto di Hormuz ancora in crisi e il Brent che continua a viaggiare su livelli elevati, l’Europa ha riscoperto che la sicurezza energetica non è un tema solo per addetti ai lavori. Lo si è visto lunedì 24 agosto, alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, nel panel “Il ruolo del Mediterraneo nel contesto energetico globale”, tenuto in Fiera a Rimini con la partecipazione del ministro Gilberto Pichetto Fratin e i vertici di Areti, Snam, Enel, UNDP e Hitachi Energy, moderati da Giuliano Frosini (Luiss).
A fissare la cornice concettuale è stato l’intervento di Francesca Zarri, Presidente di OMC Med Energy, che ha detto, non è più solo uno spazio di scambi. È diventato esso stesso infrastruttura. Zarri ha ripercorso una storia che parte dall’intuizione di Enrico Mattei e dal TransMed, completato nel 1983, primo gasdotto sottomarino al mondo a raggiungere grandi profondità. Oggi la rete conta sei gasdotti per oltre 3.000 km, sette elettrodotti sottomarini realizzati (altrettanti in cantiere) per 2.500 km, 19 rigassificatori attivi e 65 dorsali digitali per 150.000 km di cavi dati: un bacino che collega tre continenti ed è ormai secondo al mondo per sviluppo infrastrutturale. Zarri ha portato esempi concreti — dalla FID sul progetto gas di Cipro agli investimenti in Libia, fino al progetto CCS di Ravenna, che punta a diventare il principale hub di stoccaggio CO2 del Sud Europa con 500 milioni di tonnellate di capacità — senza dimenticare le fragilità dell’ecosistema marino: il progresso, ha ricordato, è tale solo se sostenibile.
Il punto concettuale strategico e di cui dobbiamo prendere coscienza è un altro: l’Italia non può limitarsi a essere il territorio di passaggio per questi cavi e gasdotti. La geografia le offre la posizione per diventare lo snodo delle traiettorie dell’energia e dati tra Nord Africa, Medio Oriente ed Europa — ma questo ruolo non è automatico, va costruito con scelte precise su permessi, investimenti e alleanze diplomatiche con le sponde sud del Mediterraneo. Il rischio, altrimenti, è che il Paese resti spettatore di un’infrastruttura che transita da qui senza per questo essere motore di crescita e di rafforzamento.
A Rimini il Mediterraneo-infrastruttura è stato tema di un panel. A Ravenna, dove dal 13 al 15 aprile 2027 tornerà OMC Med Energy dovrà diventare cantiere. Il filo che parte dal dibattito riminese arriva così a un appuntamento dove i numeri snocciolati sul palco smettono di essere temi di dibattito e diventano contratti, incontri e accordi tra Paesi. Il confronto, da Rimini a Ravenna, cambia così natura: da racconto a resa dei conti con la realtà.
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