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MFN, la sfida per l’Ue non riguarda il prezzo dei farmaci ma la leadership nell’innovazione
La politica americana della Most Favoured Nation apre una partita che va oltre il costo dei medicinali: In gioco ci sono ricerca, investimenti, competitività industriale e la capacità dell’Europa di mantenere la propria leadership nell’innovazione farmaceutica
La discussione sulla Most Favoured Nation (MFN) rischia di essere letta esclusivamente come una controversia sui prezzi dei farmaci. In realtà, la decisione degli Stati Uniti di collegare il costo di alcuni medicinali ai prezzi praticati nei principali Paesi OCSE rappresenta un passaggio destinato ad avere effetti ben più ampi, incidendo sugli equilibri globali della ricerca farmaceutica, sulla capacità di attrarre investimenti e sulla competitività industriale dell’Europa. È questo il tema affrontato nel corso di una tavola rotonda svoltasi a Strasburgo, dove rappresentanti delle istituzioni europee hanno discusso le possibili conseguenze del nuovo scenario internazionale.
La questione assume una rilevanza che va oltre il comparto farmaceutico. L’industria delle scienze della vita rappresenta infatti uno dei pochi settori nei quali l’Europa continua a mantenere una posizione di leadership mondiale, grazie a un ecosistema composto da università, centri di ricerca, startup biotech, imprese ad alta tecnologia, ospedali e personale altamente qualificato. In questo contesto, qualsiasi modifica degli incentivi economici che regolano gli investimenti in ricerca e sviluppo rischia di produrre effetti sull’intera filiera dell’innovazione.
Il nodo centrale riguarda il possibile cambiamento delle strategie delle aziende farmaceutiche. Se il prezzo praticato nei mercati europei dovesse diventare un parametro determinante per la definizione dei prezzi negli Stati Uniti, alcune imprese potrebbero valutare un rinvio del lancio dei nuovi farmaci nei Paesi europei per evitare effetti indesiderati sul mercato americano. Una scelta di questo tipo avrebbe ricadute che andrebbero ben oltre il piano commerciale, traducendosi in un ritardo nell’accesso alle terapie innovative per milioni di pazienti.
L’impatto sarebbe particolarmente significativo in un continente caratterizzato da un rapido invecchiamento della popolazione. L’aumento delle patologie croniche e oncologiche sta già esercitando una pressione crescente sui sistemi sanitari nazionali, rendendo l’innovazione terapeutica uno degli strumenti più efficaci per migliorare gli esiti clinici e contenere, nel medio periodo, la crescita della spesa sanitaria. Farmaci più efficaci significano infatti minori ospedalizzazioni, una migliore gestione delle malattie croniche e una maggiore autonomia dei pazienti.
Per questa ragione il tema non può essere affrontato esclusivamente sotto il profilo della spesa pubblica. La salute rappresenta anche un fattore di crescita economica. Una popolazione che accede rapidamente alle cure più innovative mantiene più a lungo la propria capacità lavorativa, riduce il ricorso ai servizi assistenziali e contribuisce ad accrescere la produttività complessiva del sistema economico. In questa prospettiva, le politiche sanitarie diventano parte integrante delle politiche industriali e della strategia di competitività europea.
Accanto agli effetti sui pazienti, emerge poi una questione di natura strategica. La competizione internazionale non riguarda più soltanto la produzione dei farmaci o la sicurezza delle catene di approvvigionamento, tema emerso con forza durante la pandemia, ma si concentra sempre di più sulla capacità di attrarre ricerca clinica, brevetti, capitale e talenti scientifici. Ogni investimento che si sposta verso altri mercati non comporta soltanto una perdita economica immediata, ma riduce la capacità dell’Europa di generare innovazione anche negli anni successivi.
In questo quadro, la Most Favoured Nation appare meno come una misura contingente e più come il tassello di una strategia americana orientata a rafforzare la propria leadership tecnologica e industriale. Negli Stati Uniti la pressione politica per ridurre il costo dei farmaci precede l’attuale amministrazione e si accompagna a una più ampia politica di rilocalizzazione degli investimenti strategici. Per l’Europa, dunque, il rischio sarebbe quello di interpretare questa evoluzione come un fenomeno temporaneo, sottovalutandone invece il carattere strutturale.
Da qui la necessità di una risposta coordinata a livello europeo. L’obiettivo non è difendere interessi di settore né preservare l’attuale equilibrio dei prezzi, ma costruire un modello capace di coniugare accesso alle cure, sostenibilità dei sistemi sanitari, attrazione degli investimenti e tutela della capacità innovativa del continente. La posta in gioco riguarda infatti il ruolo che l’Europa intende occupare nella futura geografia mondiale della ricerca scientifica. La discussione aperta a Strasburgo evidenzia come il dibattito sulla Most Favoured Nation rappresenti, in realtà, una riflessione sul modello di sviluppo europeo. La vera sfida non consiste soltanto nel definire il prezzo dei farmaci, ma nel preservare un ecosistema che produce conoscenza, occupazione qualificata e crescita economica. In un contesto internazionale sempre più competitivo, la capacità di continuare a sviluppare innovazione sul territorio europeo potrebbe rivelarsi uno degli elementi decisivi per la competitività del continente nei prossimi decenni.
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