Ambrogio
Milano, il passaggio rimasto lettera morta del sindaco metropolitano
Quando il dibattito italiano scopre la necessità di dotare le grandi città di poteri differenziati, arriva a un appuntamento che in Europa è stato fissato da tempo. Ogni capitale continentale di dimensione paragonabile a Milano dispone oggi di un proprio statuto speciale, e soprattutto di un governo di area vasta dotato di piena legittimazione democratica. È il quadro che emerge dal dossier del Servizio studi del Senato dedicato al confronto fra Roma Capitale e gli ordinamenti di Berlino, Bruxelles, Londra, Madrid, Parigi e Vienna.
Il caso più radicale è quello di Berlino, che non è semplicemente una città ma un Land della Repubblica federale tedesca: dispone cioè di potestà legislativa piena al pari degli altri Länder, con un Bürgermeister che è al tempo stesso sindaco e capo di governo regionale. Londra rappresenta il modello a cui più spesso si guarda quando si parla di riforma metropolitana: dal 2000 una legge del Parlamento di Westminster ha istituito la Greater London Authority, competente per la pianificazione infrastrutturale e territoriale di un’area che conta oltre otto milioni di abitanti. Il sindaco di Londra, eletto direttamente dai cittadini a suffragio universale, esercita poteri che in Italia richiederebbero il concorso di comune, città metropolitana, regione e ministeri competenti.
Parigi, dopo la riforma del 2017, ha consolidato la Métropole du Grand Paris, un’autorità sovracomunale che dà coerenza di indirizzo a un’area urbana di oltre sette milioni di abitanti in materia di sviluppo territoriale, mobilità e pianificazione. Madrid opera in un quadro giuridico che riconosce alla capitale spagnola competenze aggiuntive rispetto ai comuni ordinari. In ciascuno di questi casi il denominatore comune è chiaro: un governo metropolitano con legittimazione democratica propria, chiamato a rispondere direttamente ai cittadini dell’area vasta.
Dentro questo panorama, Milano è oggi l’unica grande metropoli del continente in cui il sindaco metropolitano non è eletto dai cittadini, ma coincide per automatismo con il sindaco del Comune capoluogo pro tempore, e in cui l’assemblea metropolitana è composta da amministratori dei comuni di secondo livello. Un modello che già 2014 si prevedeva di superare proprio per le città sopra i tre milioni di abitanti — un passaggio rimasto lettera morta. Il riferimento a cui guardare non va cercato altrove: è già dentro l’Europa di cui Milano, ogni giorno, rivendica di essere parte integrante.
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