È morto a Roma a 91 anni Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz. A renderlo noto è stata Ruth  Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma. “La Comunità Ebraica di Roma piange la scomparsa di un baluardo della Memoria – scrive Dureghello – Piero Terracina ha rappresentato il coraggio di voler ricordare, superando il dolore della sua famiglia sterminata e di quanto visto e subito nell’inferno di Auschwitz, affinché tutti conoscessero l’orrore dei campi di sterminio nazisti. Oggi piangiamo un grande uomo e il nostro dolore dovrà trasformarsi in forza di volontà per non permettere ai negazionisti di far risorgere l’odio antisemita”.

LA DEPORTAZIONE – Nato nel novembre 1928 a Roma, in una famiglia ebraica, nel 1938 a causa dell’emanazione delle leggi razziali in Italia, Piero, come tutti gli alunni e i docenti ebrei, fu espulso dalla scuola pubblica. Dopo essere sfuggito ai rastrellamenti nella Capitale del 16 bre 1943, venne arrestato a Roma, il 7 aprile 1944, su segnalazione di un delatore, con tutta la famiglia. enuti per qualche giorno nel carcere di Roma di Regina Coeli, dopo una breve permanenza nel campo di Fossoli, il 17 maggio del ’44 furono avviati alla deportazione. Degli 8 componenti della sua famiglia, Piero Terracina sarà l’unico a fare ritorno in Italia da Auschwitz-Birkenau

L’INCUBO AUSCHWITZ – Come raccontato dallo stesso Terracina, i suoi familiari vennero uccisi nel giorno stesso di arrivo nel campo di concentramento. “Arrivammo dentro il campo di concentramento, dalle fessure vedevamo le SS con i bastoni e i cani. Scendemmo, ci picchiarono, ci divisero. Formammo due file, andai alla ricerca dei miei fratelli, di mia madre, noi non capivamo, lei sì: mi benedì alla maniera ebraica, mi abbracciò e disse “andate”. Non l’ho più rivista. Mio padre, intanto, andava verso la camera a gas con mio nonno. Si girava, mi guardava, salutava, alzava il braccio. Noi arrivammo alla “sauna”, ci spogliarono, ci tagliarono anche i capelli. E ci diedero un numero di matricola. “Dove sono i miei genitori?”, chiesi a un altro sventurato. E lui rispose: “Vedi quel fumo del camino? Sono già usciti da lì””.

LA LIBERAZIONE . Terracina venne liberato il 27 gennaio 1945, assieme a Primo Levi. “Quando siamo stati liberati pesavo 38 chili – ha raccontato Terracina . Io camminavo, ma erano tanti quelli che non si tenevano in piedi. Dopo un po’ crollai, dopo fui portato dai russi in un ospedale militare. In seguito fui portato nell’ospedale di Leopoli. Lì ripresi a piangere e presi coscienza di quello che era stato perpetrato da persone normali ai nostri danni. Dopo qualche tempo fui mandato in un sanatorio nel mar Nero. Lì ho ripreso ad avere amicizie, lì sono nati alcuni affetti come quell’infermiera che mi ha curato. Sono rientrato in Italia dopo un anno. Fu in Unione Sovietica che ripresi a vivere… ricordo ancora oggi la mia prima partita a pallone”.