Steven Babbi lottava contro il sarcoma da 13 anni. Ha combattuto fino all’ultimo ma non ce l’ha fatta ed è morto a 24 anni nella sua casa di Cesenatico. Durante i funerali la commozione e la partecipazione di tutti era tangibile: erano in tanti a volergli bene, anche dall’azienda in cui lavorava, la Siropack.

Nel 2017, la Siropack Italia di Cesenatico, scaduti i 180 giorni previsti dalla legge per le assenze sul lavoro per malattia, aveva deciso di continuare a pagargli lo stipendio: “Se l’Inps non può – avevano detto i titolari dell’azienda Barbara Burioli e Rocco De Lucia – ci pensiamo noi”. Di più: “È una regola ingiusta e faremo di tutto per cambiarla”. Un gesto apprezzato dal Quirinale, per il quale il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qualche mese dopo li nominò cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Onorificenza, venne scritto nelle motivazioni, “per la straordinaria prova di umana generosità e sensibilità a sostegno di un loro dipendente gravemente malato e privo della copertura previdenziale”. Ora in quell’azienda si continua a lottare affinchè il pagamento dello stipendio dopo i 180 gg di malattia diventino legge. “Lotteremo con ancor maggiore determinazione per tenere viva la sua testimonianza e dare voce alla richiesta di escludere dal limite di 180 giorni di malattia retribuita annuale tutti i malati oncologici, per restituire a ciascun lavoratore quella dignità che Steven ha dimostrato fino alla fine, e per far sì che il nostro Paese destini più fondi alla ricerca”, dicono dall’azienda.

E ai funerali campeggia un commuovente cartello dei suoi colleghi che recita: “Ha amato la vita fino all’ultimo istante e noi non abbiamo potuto fare a meno di amarlo. Arrivederci Guerriero”.