La tradizione vuole che, davanti al popolo ridotto alla fame a causa delle tasse e dei soprusi dell’aristocrazia, la regina francese Maria Antonietta abbia esclamato: «Non hanno pane? Allora mangino brioches». La frase è passata alla storia prima come l’emblema dell’ancien régime, il regime monarchico assoluto travolto dalla rivoluzione francese nel 1789, e poi come motto di una classe politica irresponsabile e dissipatrice, oltre che completamente “scollegata” dalle reali esigenze della popolazione. Ecco, fatte le dovute distinzioni, l’infelice affermazione della moglie di Luigi XVI sembra attagliarsi perfettamente alla Napoli di oggi. Le analogie tra quest’ultima e la Francia di fine Settecento, d’altra parte, sono molto più numerose di quanto si possa credere.
Ora come allora, infatti, la popolazione è stremata. Lo hanno confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, i dati diffusi dalla Banca d’Italia: nel primo semestre del 2020, a causa del Covid, i redditi privati non finanziari hanno fatto segnare la contrazione più forte mai registrata negli ultimi vent’anni, solo in parte mitigata dalle misure di sostegno varate da Governo nazionale e Regioni. Si parla di un calo generalizzato pari a quasi il 9% che, in una regione come la Campania, determina effetti ancora più devastanti. Alle nostre latitudini, infatti, il Covid ha devastato il fragile modello economico basato sulle piccole strutture ricettive, lasciando intere famiglie senza la loro principale fonte di reddito. Stesso discorso per quanti, costretti a lavorare in nero, sono rimasti esclusi anche dai provvedimenti emergenziali adottati da Governo e Regione.
Il malessere è inevitabile e, a quanto pare, destinato a esprimersi in maniera sempre più eclatante. Le prime avvisaglie si erano registrate a fine ottobre, quando migliaia di persone si erano riversate nelle strade del centro di Napoli per protestare contro l’ennesimo lockdown minacciato dal governatore Vincenzo De Luca. Come se non bastasse, nelle ultime ore sono esplose l’insofferenza dei titolari di bar e ristoranti, pronti a lavorare in violazione delle norme anti-Covid, e dei membri del comitato Vele, che hanno occupato l’ufficio del neo-vicesindaco di Napoli Carmine Piscopo perché da mesi attendono «risposte per gli abitanti di Scampia e per i disoccupati del territorio».
Davanti a questa tragedia, la risposta dell’amministrazione comunale è praticamente nulla. Reduce da settimane di estenuanti trattative con i settori del centrodestra che gli hanno consentito di approvare il bilancio di previsione del 2020 e di scongiurare così il commissariamento del Comune, ora il sindaco Luigi de Magistris sembra troppo impegnato a sondare il terreno per la candidatura al vertice della Regione Calabria, oltre che a tirare la volata ad Alessandra Clemente in vista delle prossime comunali partenopee. Il primo cittadino sposta pedine, fa rimpasti, rimescola le deleghe tra Comune e Città metropolitana. Nulla da dire, se ai riti e alle liturgie della politica si accompagnassero provvedimenti “di sostanza”. Da Palazzo San Giacomo, invece, non arriva una sola misura capace di sostenere le famiglie e le categorie produttive travolte dalla crisi né si coglie l’occasione, offerta proprio dalla pandemia, per affrontare le criticità che da troppo tempo affliggono la città e per riorganizzare i servizi sul territorio. Non mancano mai, in compenso, annunci di possibili candidature, accordi di palazzo e comparsate televisive. Peccato che Napoli abbia bisogno di altro.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.