C’è anche l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi tra gli indagati dell’inchiesta coordinata dalla DDA di Venezia che ha portato a 26 misure cautelari, di cui 23 arresti, nell’ambito di una indagine a carico di un’associazione criminale che agiva nel capoluogo scaligero e riconducibile alla cosca calabrese degli Arena-Nicosia.

Per l’ex sindaco leghista, per due volte primo cittadino, espulso dalla Lega nel marzo 2015, l’accusa è di concorso in peculato in relazione alla presunta distrazione da parte dell’ex presidente della municipalizzata dei rifiuti Amia, Andrea Miglioranzi (finito ai domiciliari, ndr), di una somma “non inferiore ai 5000 euro” per pagare le fatture di una agenzia di investigazioni privata, prestazioni mai eseguite a favore di Amia ma nell’interesse dell’ex sindaco.

Le indagini, dirette dalla Procura distrettuale del Tribunale di Venezia e condotte, tra il 2017 ed il 2018, da un gruppo di lavoro composto da investigatori della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e dagli agenti delle Squadre mobili di Verona e Venezia, hanno svelato “gravi indizi relativi ad una strutturata ed autonoma ‘locale’ di ‘ndrangheta operante a Verona e nella sua provincia, riconducibile alla potente cosca degli ‘Arena- Nicoscia’ di Isola Capo Rizzuto”, in provincia di Crotone.