C’erano una volta i garantisti. Erano pochi (eravamo pochi), una pattuglietta. Però combattiva, coraggiosa. Tutti rompiscatole. La gente perbene, specialmente quella un po’ forcaiola, ci guardava con sospetto, spesso ci ingiuriava. I giustizialisti doc, quelli come Davigo, o Travaglio, ci consideravano, in sostanza, complici. Di chi? Beh della mala, dei corruttori, qualche volta anche della mafia. Un po’ lo dicevano, un po’ lo facevano capire. Noi impavidi. Convinti delle nostre battaglie. Con quella fissazione un po’ ottocentesca, forse: lo stato di diritto e non lo stato del più forte.

Non ci faceva paura nessuno. O quasi nessuno. Neppure il partito dei Pm (che ci riempiva di querele), tantomeno i travaglisti (che ci riempivano di ingiurie). Avanti, a testa alta, compatti, per la separazione delle carriere, per la responsabilità dei giudici, per la riduzione al minimo del mandato di cattura, per la depenalizzazione, e poi per la difesa di quell’articolo tanto importante della Costituzione, il 111, che definisce il giusto processo e che non piace molto in giro a tanta gente. Perché non piace molto? Perché stabilisce due principi considerati da molti non liberali ma libertini. A noi, gente a cui piacciono sia i liberali che i libertini, i due principi del 111 sono sempre andati a genio. Il primo dice che difesa e accusa devono essere sullo stesso piano. Con gli stessi diritti. Il secondo dice che il processo deve avere ragionevole durata.

Difesa e accusa non sono mai state sullo stesso piano, si sa. E i processi durano anche vent’anni, o venticinque, o trenta. Che è un tempo non ragionevole. E allora? Allora, fino a poco più di un anno fa, c’era la prescrizione che serviva a poco, perché comunque prevedeva tempi lunghissimi, ma un po’ serviva, specialmente ai poveretti accusati di reati piccoli piccoli. Poi la prescrizione è stata demolita dai Cinque Stelle, sappiamo tutti perché: per propaganda. Precisamente è stata abolita dai 5 Stelle e dalla Lega, e l’abolizione è stata ratificata dal Pd e dall’estrema sinistra.

Ora però eravamo tutti speranzosi, perché Conte è stato mandato a casa, è arrivato Draghi e ha messo al ministero della Giustizia una giurista vera e una liberale e “beccariana”. Marta Cartabia. Stavamo tranquilli: chiaro che il primo gesto del nuovo governo ci dicevamo – sarà il ripristino della prescrizione. Oltretutto il procedimento di abolizione dell’abolizione era già avviato, con la presentazione alla Camera di alcuni emendamenti alla legge cosiddetta “milleproroghe”. Gli emendamenti cancellavano la legge Bonafede che aveva abolito un principio essenziale della nostra civiltà giuridica. E proprio per il rischio che quegli emendamenti passassero che era caduto il governo Conte. Finalmente, noi garantisti convinti e impenitenti sentivamo che era giunta l’ora nella quale si rompeva l’isolamento e si vinceva la prima battaglia. Poi…

Poi si è arrivati alla discussione in commissione, alla Camera, sugli emendamenti salva prescrizione. Ma non sono stati discussi: i presentatori li hanno ritirati. Come ritirati? Sì, già, ritirati. Ma perché? Ci hanno detto che non si poteva rendere subito la vita difficile alla Cartabia, meglio evitare lo scontro. E i principi? E i poveri imputati in eterna attesa? Beh, un’altra volta. Ci siamo infuriati e ci siamo guardati intorno per vedere quanti eravamo pronti a dar battaglia. Stavolta, pensavamo, si vince. Siamo tanti. Macché: erano spariti tutti. Abbiamo chiamato a gran voce i nostri amici. Quelli del Pd, quelli di Forza Italia, i fratelli di Italia Viva, i calendiani… Ehi, dove siete? Silenzio, non c’era più nessuno. Solo, al solito, le Camere penali. Che tristezza.

Stavamo per ritirarci pure noi del Riformista, molto tristi, quando abbiamo sentito un rumore cadenzato di tacchi. Di chi? Chi sta arrivando? Era Giorgia Meloni. Già, proprio lei, l’erede del vecchio partito fascista, la figlia di Almirante, la portabandiera della destra estrema, la nemica di tante battaglie. Era lì, con noi, decisa a lottare per la prescrizione. Per il Diritto. Aveva scritto una lettera molto bella e saggia alla Cartabia. Chissà se le risponderà. E chissà se le risponderà qualcuno dei garantisti che fino all’altro giorno si batteva per la prescrizione e ora si batte solo per la Cartabia. È la realpolitik, ci hanno spiegato. Non bisogna disturbare il manovratore, sennò si resta soli. Soli con la Meloni. Già. Beh, meno male che almeno lei c’è. Ogni tanto anche in Parlamento si incontra qualcuno con un po’ di coraggio in tasca.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.