Il cambio della guardia a via Arenula parte con un compromesso che la Ministra Cartabia richiede a tutta la maggioranza. La pax iuris è invocata all’indomani della fiducia votata dalle Camere, con il governo che assume la priorità della riforma del processo penale, all’interno del quale prevede di rimettere mano alla prescrizione.
All’appello sembra credere il fronte garantista: rispondono positivamente Azione, Italia Viva e Forza Italia che accettano di accantonare gli emendamenti al Milleproroghe con i quali chiedevano di congelare sino al primo gennaio del 2022 lo stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio previsto dalla riforma Bonafede.

E al di là di qualche ineluttabile malpancismo grillino, la maggioranza converge su un ordine del giorno proposto dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia, che impegna il governo ad affrontare il nodo della prescrizione dentro un disegno organico che consenta il bilanciamento di principi di rango costituzionale, a partire dal diritto a un giusto processo e di ragionevole durata. L’accordo arriva nella prima riunione della nuova maggioranza. Per il governo ci sono Cartabia e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Con loro i capigruppo di maggioranza delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Alla fine tutti concordi sulla proposta della ministra, che costituisce il suo primo atto politico. La prova del nove ci sarà comunque lunedì, quando l’ordine del giorno dovrebbe essere presentato contestualmente alla ripresa della discussione sul Milleproroghe. Lo strumento per affrontare il nodo della prescrizione nell’ambito della riforma del processo penale sarà quello della delega al governo, che consente di operare con gradualità, spiegano da via Arenula.

Apprezza approccio e metodo il Pd. «La proposta formulata – dice Alfredo Bazoli, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera – ricalca quanto abbiamo più volte suggerito per la nuova fase politica: affrontare nodi delicati e difficili come quelli della prescrizione dentro il campo più largo della riforma del processo penale, per trovare soluzioni condivise che tengano insieme i principi di rango costituzionale della ragionevole durata, delle garanzie dell’imputato, dei diritti della persona offesa».

Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, è soddisfatto: «La ministra Cartabia ci ha proposto un ordine del giorno con due cose che mancavano da tempo, nel governo: competenza e correttezza. Ha disegnato un percorso di dialogo sulla base dei principi costituzionali in materia di processo penale e richiamato anche le fonti europee. Da questo approccio sono rimasto fortemente impressionato. È stato un incontro in cui le prese di posizione ideologiche sono quasi magicamente scomparse». Nelle buone transazioni nessuno è mai del tutto soddisfatto, ma tutti pensano di aver fatto un passo nella direzione della composizione di un problema aperto. La ministra si è espressa in stereofonia con Mario Draghi, ed è un valore aggiunto: «Si ha la sensazione di un percorso condiviso, in cui ministra e Presidente del Consiglio disegnano un percorso di competenze per la Giustizia», prosegue Sisto: «Adesso andiamo avanti uniti verso il massimo risultato».

Dello stesso segno il parere di Lucia Annibali, Italia Viva, che non nasconde l’orgoglio per aver contribuito all’insediamento del nuovo assetto: «La ministra ha preso l’impegno di adottare misure normative di modifica improntate ad un lavoro complessivo. Ha preso atto, insieme con noi, del lavoro da fare: un bel cambio di passo rispetto a prima. L’interlocutore che abbiamo adesso ha una cultura giuridica sicuramente ben diversa. Vediamo se sarà capace di fare sintesi senza lasciare indietro temi per noi decisivi. Italia Viva sulla prescrizione terrà fermo il punto».

Non lesina, l’esponente renziana, una stoccata ai Dem: «Per ora si marcia tutti allineati, anche il partito di Andrea Orlando che paradossalmente aveva votato perché la riforma Bonafede soppiantasse quella del loro ex ministro». Perché il quadro si chiarisca pienamente si dovrà attendere una decina di giorni, quando Cartabia illustrerà alle Commissioni Giustizia il suo programma. Ma il fronte garantista in parlamento sembra crederci.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.