Avanti. Indietro. Per spiegare l’Italia, il punto in cui si trova, qualcuno usa la fisiognomica, si ferma sullo sguardo degli uomini, i rappresentanti politici e istituzionali. Per spiegare il grado di civiltà giuridica, del Paese, può bastare lo studio della storia degli atti, di chi si succede al ministero della Giustizia. Due Italie differenti, forse inconciliabili. Lì, nel come ci si rapporta con chi sbaglia, si sta in un mondo o in un altro, a seconda di come la si pensi, lì si va avanti alla ricerca di un traguardo ideale o si torna irrimediabilmente indietro.

O la Cartabia o Bonafede è il mondo che si vuole, è ciò che si è: non è, solo, questione di partiti, cultura, censo, provenienza, ma solo il fatto di che cuore batta in petto. Oltre che sui temi economici, il lavoro e ogni altro campo, l’Italia si dibatte e combatte da decenni fra la spietatezza e il dubbio, fra la ricerca di una comprensione possibile e la risolutezza della condanna irreversibile. Bonafede è stato, si spera l’ultimo di una lunga serie, il rappresentante di una parte sociale che forse ha concesso troppo al rancore. La Cartabia, insieme a pochi altri che fino a qualche giorno fa erano considerati dei folli, ha rappresentato la fermezza dell’amore, la certezza che debba arrivare qualcosa di migliore, almeno nel campo della giustizia, almeno nel rapporto fra chi vive oltre le sbarre e chi sia convinto di esistere nella libertà, almeno nella relazione fra giudice e giudicabile e giudicato. Contro di lei si è scatenata una parte che si dice di sinistra, progressista, al centro della polemica si è posta la posizione del nuovo ministro sulle unioni omosessuali, sull’aborto.

Il Ministero della Giustizia si occupa dell’organizzazione giudiziaria, svolge funzioni amministrative relative alla giurisdizione civile e penale, ha la gestione degli archivi notarili, la vigilanza sugli ordini e collegi professionali, l’amministrazione del casellario, la cooperazione internazionale e l’istruttoria delle domande di grazia da proporre al presidente della Repubblica. Cura lo studio e la proposta di interventi normativi di settore: presso l’ufficio sono istituite Commissioni di studio con compito di analisi in materie che potranno essere oggetto di riforma normativa. Nel settore penitenziario, il Ministero attua le politiche dell’ordine e della sicurezza negli istituti e servizi penitenziari, del trattamento dei detenuti, di amministrazione del personale penitenziario. Si occupa dei minori e dei giovani-adulti sottoposti a misure penali.

La Guardasigilli del Governo Draghi, nella tempesta confusionale che ha avvolto per decenni quasi tutti i Corpi Istituzionali del Paese, è stata uno dei pochi vascelli fedeli alla rotta naturale, le sue vele si sono gonfiate del fiato dei padri costituenti. Lei davvero ci ha provato a tenere in vita la Costituzione più bella del mondo, ad applicare i suoi principi nel pianeta doloroso della Giustizia. E anche se fosse solo, esclusivamente, per lei, il giorno del giuramento del Governo Draghi è stato un giorno migliore.