I No Tav tornano nel segno di Greta Thunberg. Il movimento ribadisce il suo no alla Torino-Lione nel tradizionale corteo dell’8 dicembre in Val Susa, per ricordare i disordini del 2005 al cantiere di Venaus, rilanciando così la battaglia ambientalista che da sempre lo contraddistingue ma che oggi può contare sull’appoggio delle migliaia di giovani del Friday for Future.

Secondo le stime oltre 3mila persone hanno preso parte alla storica marcia che da Susa porta proprio a Venaus: solo lo scorso anno il corteo si è ‘spostato’ a Torino, in risposta alla piazza dei 40mila delle madamine Sì Tav. Ad aprire la manifestazione lo striscione con la scritta ‘c’eravamo, ci siamo e ci saremo. Ora e sempre No Tav’ portato dai giovani della Val di Susa. Dietro di loro i gonfaloni dei Comuni della Valle con i sindaci in fascia tricolore. E ancora esponenti politici del Movimento 5 Stelle e di Rifondazione Comunista, la Fiom, una delegazione di Fridays for Future della Valsusa, Legambiente Piemonte. Numerosi anche gli striscioni che richiamavano all’emergenza ambientale come quello che recita ‘La Torino-Lione è un delitto climatico’. “Il Tav è un ecocidio che contribuisce a distruggere il pianeta perché 30 anni di cantiere emetterebbero una quantità di Co2 che non si riuscirebbe a recuperare nemmeno in un secolo“, ha dichiarato uno dei leader storici della lotta No Tav, Alberto Perino. “Nessuno può permettersi di peggiorare una situazione già drammatica del pianeta“, ha aggiunto Perino ricordando che nonostante i processi e gli arresti di alcuni esponenti del movimento, “il popolo no Tav è qui per salvare il pianeta e le casse di questo povero Stato”. “Ci davano per morti, ci danno sempre per morti ma noi siamo ancora qui per dire che ci siamo e ci saremo, sempre no Tav fino alla vittoria“, ha concluso.

Alla vigilia della manifestazione, nuovi scontri tra dimostranti e forze dell’ordine al cantiere di Chiomonte hanno portato alla denuncia di 25 persone. Un centinaio di militanti, dopo essersi concentrati nella serata di sabato nel campo sportivo di Giaglione hanno percorso il sentiero Gallo Romano, in violazione dell’ordinanza del prefetto di Torino, fino a raggiungere la cancellata metallica fissata a un chilometro dal cantiere: qui hanno dato fuoco a legna ammassata. Subito dopo, circa 40 manifestanti con il volto coperto hanno lanciato, anche con le fionde, una cinquantina di bombe carta, botti e razzi con batterie multiple e pietre contro i contingenti delle forze dell’ordine. La polizia ha risposto sparando lacrimogeni.

Il personale della Digos della questura di Torino ha riconosciuto 25 militanti del centro sociale Askatasuna, a cui vengono ricondotti gli episodi violenti, denunciati per inosservanza ai divieti di avvicinamento al cantiere e incendio doloso. Tra questi, dieci saranno anche denunciati per inottemperanza al foglio di via obbligatorio dal Comune di Giaglione. Proseguono intanto le indagini per individuare, tramite le immagini realizzate dalla Squadra indagini tecnologiche della Digos, i responsabili dei lanci di bombe carta e pietre e tutti i manifestanti travisati.