Mentre tutta Italia aspetta di conoscere precisamente cosa succederà dal 5 novembre con il nuovo Dpcm, le Regioni frenano con una lettera al governo in cui chiedono misure omogenee su tutto il territorio nazionale “altrimenti passa il concetto che si rincorre il virus”. Dopo riunnione fra le Regioni, che ha fatto seguito alla presentazione da parte dei ministri Francesco Boccia (Affari regionali) e Roberto Speranza (Salute) del Dpcm, le regioni hanno scritto una lettera al premier, Giuseppe Conte, e ai ministri della Salute, Roberto Speranza, e degli Affari regionali, Francesco Boccia, sulla bozza del nuovo Dpcm. Esprimono una posizione sostanzialmente univoca, si chiede “contestualmente al Dpcm, un decreto contemporaneo alle eventuali nuove chiusure con indennizzi economici per le categorie economiche”, oltre a una “valutazione del rischio epidemiologico del Governo/Cts in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione delle Regioni”.

“Le Regioni rilevano come la seconda ondata della pandemia stia colpendo in maniera generale tutto il territorio nazionale e ribadiscono, pertanto, la richiesta di univoche misure nazionali ed, in via integrativa, provvedimenti più restrittivi di livello regionale e locale. Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni di cui agli articoli 1bis e 1ter che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome, ponendo in capo al Governo ogni scelta e decisione sulla base delle valutazioni svolte dagli organismi tecnici”. Si legge in una lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

La partita dunque non è affatto chiusa, dopo tre interminabili giorni di vertici, incontri (e scontri). I presidenti di Regione, infatti, continuano a chiedere misure omogenee: “Abbiamo chiesto di partecipare a tutto il processo di assegnazione della fascia di rischio con un contraddittorio tra i nostri tecnici e il Cts”, spiega il presidente ligure, Giovanni Toti. E viene chiesto con forza che contestualmente al Dpcm arrivi un nuovo decreto ristori per indennizzare le attività chiuse, nonché predisposti nuovi congedi parentali per far fronte ai bisogni delle famiglie.

Inoltre “si rende indispensabile instaurare un contraddittorio per l’esame dei dati con i dipartimenti di prevenzione dei servizi sanitari regionali prima della adozione degli elenchi delle Regioni di cui alla prevista ordinanza del ministro della Salute. Non appaiono, infatti, chiare le procedure individuate e le modalità con le quali sono definite le aree e i territori a più alto livello di rischio e le modalità e le tempistiche con le quali viene declassificato il livello di rischio. A questo percorso di analisi dei dati, le singole Regioni e Province autonome devono poter partecipare, anche in considerazione della ricaduta delle misure sul rispettivo territorio”.

“Abbiamo cercato di apporre qualche modifica di ragionevolezza in un impianto che ha lasciato le Regioni abbastanza perplesse nel loro complesso, sia per il meccanismo automatico di assegnazione dei fattori di rischio, sia per alcune decisioni come la chiusura di bar e ristoranti, già penalizzati dalla chiusura serale”. Ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti nel punto stampa sull’emergenza Covid in regione in merito al prossimo dpcm.

Ancora più duro il governatore del Piemonte Alberto Cirio che detta condizioni: “Se si chiedono ulteriori sacrifici al mondo delle imprese pretendiamo che siano condizionati all’attuazione di queste misure immediate da parte del Governo. Chiedo, innanzitutto, l’esenzione totale dalle tasse per quanto ancora da pagare nel 2020 e per tutto il 2021 per le attività interessate dal nuovo decreto, e che questo venga contestualmente scritto in legge. Considerati i tempi della burocrazia statale, chiedo anche che i ristori abbiano stanziamenti e tempi certi di erogazione”.