Fu omicidio preterintenzionale. Giuseppe Varriale, 28 anni, è stato condannato a sei anni di reclusione per la morte di Alessandra Madonna, l’ex fidanzata deceduta all’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania (Napoli) la notte dell’8 settembre 2017 in seguito alle ferite riportate dopo essersi aggrappata alla vettura condotta dal giovane originario di Mugnano di Napoli. Alessandra aveva 24 anni e viveva a Melito.

A stabilirlo la terza sezione della Corte di Assiste d’Appello di Napoli che ha ridotto la pena inflitta a Varriale di due anni e due mesi. La sentenza di secondo grado con la quale il 15 luglio 2019 l’imputato, difeso dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Nicola Pomponio, venne condannato a 8 anni e 2 mesi, è stata annullata lo scorso 17 febbraio dalla prima sezione Corte di Cassazione. I giudici della Suprema Corte, dopo avere rigettato il ricorso presentato dal sostituto procuratore generale di Napoli (che chiese 20 anni per omicidio volontario), rimandarono il processo a un’altra sezione di Corte di Assise di Appello.

Quella drammatica notte di quattro anni fa Varriale, dopo l’ennesimo litigio con la ex, pigiò il piede sull’acceleratore con Alessandra che si era aggrappata alla vettura, lato guidatore, nel disperato tentativo di fermarlo. Dopo essere stata trascinata per qualche metro, la ballerina cadde violentemente a terra  (battendo la testa e riportando la rottura dell’osso del collo). Gravi lesioni che ne causarono il decesso, alcune ore dopo, in ospedale. Varriale, in primo grado, venne condannato a 4 anni e 8 mesi per omicidio stradale. Ad accompagnarla in ospedale lo stesso ex fidanzato.

Quella sera i due erano stati nello stesso locale a Coroglio, frazione del quartiere di Bagnoli. Alessandra lavorava come pr e ragazza immagine, Giuseppe invece era andato in compagnia di un amico per festeggiare un compleanno. Dopo la serata la ballerina di Melito ha provato più volte a contattare Peppe, salvo poi farsi trovare sotto casa sua, in via Cesare Pavese a Mugnano (nella zona non erano presenti telecamere). Qui il ragazzo è arrivato poco dopo le 3 a bordo del Suv trovando Alessandra all’ingresso del cancello elettronico che dà accesso al parco dove abita. L’incontro è durato pochi minuti. “Giuseppe era in auto mentre la ragazza si trovava all’esterno, lato guidatore” ha spiegato in passato l’avvocato Nicola Pomponio. Il giovane continuava a ripetere che “non voleva tornare insieme perché siamo incompatibili caratterialmente”. Da un anno i due si erano lasciati anche se più volte avevano tentato, inutilmente, di ripartire. Dopo aver ripetuto più volte la stessa frase, Giuseppe – “consapevole di essere stato chiaro con lei” – ha inserito la prima per dirigersi verso i box del suo parco. “In quel frangente – spiega l’avvocato Pomponio – ha riferito di aver sentito il rumore dei tacchi di Alessandra che lo stava rincorrendo. Poi dopo poco non l’ha vista più nello specchietto retrovisore”.

Così si è fermato, è sceso dall’auto e ha trovato Alessandra in una pozza di sangue. “E’ caduta all’indietro” ha spiegato Peppe ai giudici. “L’ho soccorsa, presa in braccio e caricata prima sul sedile anteriore. Poi visto che non riuscivo a tenerla in equilibrio, l’ho adagiata sul sedile posteriore accompagnandola in ospedale”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.