“Perché ha sparato con tanta ferocia, perché quell’uomo ha ucciso Tullio e Giuseppe?”. Non si danno pace i familiari di Giuseppe Fusella, di 26 anni, e Tullio Pagliaro, di 27, i due ragazzi uccisi nella notte tra giovedì e venerdì scorso mentre erano a bordo della loro auto. Undici colpi esplosi da Vincenzo Palumbo, autotrasportatore di 53 anni, che non avrebbe avuto alcun rapporto con i due ragazzi rimasti inermi sotto quella pioggia di colpi. L’uomo li avrebbe scambiati per ladri e per questo motivo avrebbe iniziato a sparare.

La vicenda è al vaglio del giudice delle indagini preliminari. Oggi l’udienza per la convalida del fermo. Palumbo è stato portato nel carcere di Poggioreale venerdì sera dopo un lungo interrogatorio avvenuto subito dopo la tragedia. La Procura di Napoli chiede per lui la custodia in carcere: nessun dubbio che la condotta di Palumbo fosse “intenzionalmente e senza giustificazione rivolta a cagionare la morte” di Fusella e Pagliaro.

Sulla vicenda ci sono ancora molti punti oscuri. Perché Tullio e Giuseppe si trovavano con l’auto lì? “Dopo aver visto la partita hanno posato la moto e preso l’auto. Forse avevano freddo o dovevano vedersi con qualcuno. Si sta cercando riscontro a queste ipotesi attraverso gli elementi che gli investigatori hanno a disposizione”, ha detto l’avvocato Maurizio Capozzo, legale della famiglia Pagliaro, intercettato dal Riformista fuori alla caserma di Ercolano.

“Hanno amicizie nella zona di San Vito, questo è un elemento certo – ha spiegato ai cronisti – Tra le ipotesi su cui si sta lavorando c’è quella che stessero raggiungendo questi amici. Stiamo lasciando lavorare gli inquirenti su questi aspetti. Siamo straordinariamente fiduciosi anche perché sono stati di un tatto e di una sensibilità straordinaria e glie ne va dato atto. Stanno lavorando con uno straordinario senso di responsabilità, comprendendo le esigenze di questa famiglia”.

Qualcuno tra gli amici dei due ragazzi ha ipotizzato che forse i due si erano persi nel tentativo di raggiungere gli amici. “In quella zona ci sarebbero aree di vuoto per il segnale Gps e dei cellulari – ha detto l’avvocato – Sono stati acquisiti i telefoni dei ragazzi, la macchina è sotto sequestro quindi aspettiamo risposte dagli esami”.

Nei giorni scorsi Palumbo e sua moglie hanno inviato le scuse ai genitori dei due ragazzi. Non c’è stata risposta. “Provate a immaginare lo stato d’animo di una famiglia che ha perso un loro giovanissimo congiunto senza alcuna spiegazione razionale individuabile – ha detto l’avvocato – Messaggi di ogni altro tipo lasciano il tempo che trovano. Cercano di trovare una spiegazione a un fatto che ora una spiegazione non ha. Perché? È questa l’unica domanda che si fanno”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.