Papa Francesco nel pomeriggio ha lasciato il Vaticano in forma privata per una insolita passeggiata per le vie deserte di Roma. Si è recato in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus populi Romani. “Successivamente, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, come in pellegrinaggio, il Santo Padre ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso” per pregare per “la fine della pandemia”. Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni.

Una intensa preghiera davanti a Salus populi Romani, e davanti al crocifisso ligneo che protesse Roma dalla “grande peste” del Cinquecento. Così Papa Francesco in questa terza domenica di Quaresima, uscendo dal Vaticano, ha voluto sottolineare la sua vicinanza a chi soffre andando a implorare la speciale protezione della Madonna che si venera nell’icona conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore, prima tappa delle sue due visite romane. Con la sua preghiera, Francesco ha pregato per la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, per la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. I suoi pensieri sono andati anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società.

La devozione speciale del Pontefice per la Salus populi Romani è ben nota: Francesco vi si reca non soltanto in occasione delle grandi feste mariane, ma è lì che sosta in in preghiera anche prima di partire per i viaggi internazionali, e vi ritorna subito dopo essere atterrato, per ringraziare. Nel 593 Papa Gregorio I l’aveva portata in processione per far cessare la peste, e nel 1837 Gregorio XVI l’ha invocata per far finire un’epidemia di colera. Un gesto molto significativo, in considerazione del momento che stiamo vivendo, è stata anche la seconda tappa di questa sua uscita domenicale: la chiesa di San Marcello al Corso, dove si conserva un antico e venerato crocifisso in legno risalente al XV secolo, ritenuto dagli studiosi come il più realistico di Roma, che sopravvisse a un incendio e salvò la città dalla peste. Quel crocifisso, abbracciato da san Giovanni Paolo II, ha segnato il culmine della Giornata del perdono durante il Grande Giubileo del 2000.

Le tante tradizioni di miracoli attribuiti al “SS. Crocifisso” hanno inizio il 23 maggio del 1519 quando un incendio, nella notte, distrugge completamente la chiesa intitolata a Papa Marcello. Il mattino seguente l’intero edificio è ridotto in macerie ma il crocifisso è rimasto intatto. Ai suoi piedi arde ancora una piccola lampada ad olio. Tre anni dopo l’incendio, Roma viene colpita dalla “Grande Peste”. Il popolo porta il crocifisso in processione, riuscendo a vincere anche i divieti delle autorità, comprensibilmente preoccupate per il diffondersi del contagio. Il crocifisso viene prelevato e portato per le vie di Roma verso la basilica di San Pietro. La processione dura per 16 giorni: dal 4 al 20 agosto del 1522. Man mano che si procede, la peste dà segni di regressione, e dunque ogni quartiere cerca di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, al momento del rientro in chiesa, la peste è del tutto cessata. A partire dal 1600, la processione dalla chiesa di San Marcello alla basilica di San Pietro è diventata una tradizione durante lo svolgimento dell’Anno Santo. Sul retro della croce sono incisi i nomi dei vari Pontefici e gli anni di indizione dei Giubilei. Il pontefice è rientrato in Vaticano verso le 17.30.