Papa Francesco in visita a Bari è stato accolto da una gran folla festante. Ha incontrato i vescovi del Mediterraneo, è arrivato in ‘papamobile’ in Corso Vittorio Emanuele, nello spiazzo dove ha celebrato la messa, seguita dall’Angelus a cui ha partecipato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il suo discorso ha commosso e colpito tanti. Ha condannato chi strumentalmente dipinge le migrazioni come “un’invasione”. “La retorica dello scontro di civiltà – dice – serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo: sento discorsi che seminavano paura e odio già nella decade degli anni trenta del secolo scorso”.

Il Papa torna a Bari in occasione dell’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, promosso e organizzato dalla Conferenza episcopale italiana.Una sorta di G20 della Chiesa per parlare di migranti e barriere. Ad attendere Francesco, 58 vescovi le cui diocesi si affacciano sul mare teatro delle rotte dei migranti in particolare dall’Africa sub-sahariana. Un tema molto caro a Francesco che iniziò il suo pontificato con un viaggio penitenziale a Lampedusa nel luglio del 2013.

Francesco si schiera dalla parte di chi “sta invocando aiuto” nonostante in diversi “si chiudono nella propria ricchezza e autonomia” senza accorgersi di loro. E biasima “l’inadempienza o, comunque, la debolezza della politica e il settarismo”, quali “cause di radicalismi e terrorismo”. E stigmatizza chi in Italia sta facendo una narrazione sbagliata e strumentale sulle migrazioni. “La comunità internazionale – dice – si è fermata agli interventi militari, mentre dovrebbe costruire istituzioni che garantiscano uguali opportunità e luoghi nei quali i cittadini abbiano la possibilità di farsi carico del bene comune”. “A nostra volta – continua – alziamo la voce per chiedere ai governi la tutela delle minoranze e della libertà religiosa. La persecuzione di cui sono vittime soprattutto – ma non solo – le comunità cristiane è una ferita che lacera il nostro cuore e non ci può lasciare indifferenti”. E chiede che non si accetti “mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale sia sottopagato o assoldato dalle mafie”.

Il monito di Francesco è anche rivolto alla politica mondiale: “per la gande ipocrisia dei tanti paesi che nelle riunioni internazionali parlano di pace e poi fanno la guerra”, dice apparentemente riferendosi al piano di Donald Trump per il Medio Oriente. Francesco ricorda esplicitamente anche “il conflitto ancora irrisolto tra israeliani e palestinesi, con il pericolo di soluzioni non eque e, quindi, foriere di nuove crisi”. La guerra, spiega, “che orienta le risorse all’acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all’istruzione, è contraria alla ragione”. In altre parole, “essa è un’autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche”. E ancora: “È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti”.

Ha chiuso il suo intervento citando le parole del profeta Isaia che davanti alla desolazione di Gerusalemme a seguito dell’esilio non cessa di intravedere un futuro di pace e prosperità: “Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi, restaureranno le città desolate, devastate da più generazioni”.