“Affonda la lama. Ormai non ci farai più male”. È questa una delle drammatiche scritte trovate su bigliettini nella casa di Patrizia Coluzzi, la 41enne di Cisliano (Milano), accusata di aver ucciso sua figlia Edith, 2 anni compiuti a gennaio. La donna è accusata di aver asfissiato la piccolina per poi aver tentato il suicidio ma ancora non sono chiare le dinamiche di quanto accaduto.

Sono inquietanti certamente le accuse fatte al marito di violenze nei mesi scorsi e il dramma psicologico vissuto dalla donna che emerge da vari biglietti ritrovati in casa. Sono una decina, come riporta il Corriere. “Stanca!”, si legge in vari di questi. “Scusa piccola ma non potevo permettere che restassi nelle sue mani sola”, si legge su un altro. Poi le scuse rivolte ai gemelli, altri due figli avuti da un precedente matrimonio. “L’ultimo viaggio con te piccolo amore indifeso. Scusa”, scrive alla piccola Edith.

E all’ex marito scrive: “Eravamo così belle per te stasera e un’altra volta ci hai abbandonato”. Il dramma è avvenuto a poche ore proprio dalla festa della donna. Alle 22.10 del 7 marzo la piccola Edith era ancora viva. Gli investigatori lo sanno per certo per un altro inquietante dettaglio: a quell’ora l’ultima disperata videochiamata di patrizia al suo ex marito. Mostra Edith che dorme sul letto con il suo pigiamino scuro e mentre la inquadra ripete: “Allora vuoi proprio farle del male?” e poi inizia a urlargli contro. Sarebbe questa l’ultima volta che il papà avrebbe visto la bambina viva.

Poi l’inquietante telefonata a mezzanotte e mezza: “Sei libero, sei libero. Ora puoi dedicarti al tuo bar, alle tue cazzate. Edith non c’è più”. La 41enne è ricoverata, piantonata dai carabinieri, nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Fornaroli di Magenta (Milano). La ricostruzione dei fatti descritti nel provvedimento di fermo nei confronti di Patrizia Coluzzi sono un vero e proprio film dell’orrore. Per gli investigatori il movente dell’infanticidio sarebbe stata la volontà di vendicare il fatto che il marito le avesse chiesto il divorzio.

Più volte Patrizia aveva denunciato l’ormai ex marito di violenze, tutte denunce archiviate perché dopo le indagini non risultava che l’uomo avesse una doppia vita o che fosse violento con lei. Dopo il fallimento del primo matrimonio, Patrizia era angosciata dall’idea di essere tradita. In casa su un plico di fogli la scritta a pennarello: “Scusate non sono abbastanza forte, non riesco a tollerare un altro abbandono da chi aveva promesso di proteggermi e invece mi ha fatto del male. Non ce la faccio”. Quella domenica aveva pranzato dai suoi genitori con tutti e tre i figli. Sembrava una domenica qualunque, poi la tragedia.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.