Il Partito Democratico archivia la fase ‘leaderistica’ della stagione di Matteo Renzi con l’approvazione del nuovo statuto. Il documento di riforma è stato approvata dall’assemblea nazionale con 566 voti favorevoli e solo un voto contrario e 5 astenuti. Principale novità che archivia il periodo renziano, ma anche come un presa di distanza dal partito a vocazione maggioritaria pensato da Walter Veltroni, è infatti il superamento dell’automatismo tra segretario e candidato premier.

IL NUOVO STATUTO – Le principali novità del nuovo Statuto Pd, approvato dall’Assemblea nazionale riunita a Bologna, riguardano la creazione della piattaforma digitale deliberativa dei democratici, con tanto di app in cui ogni iscritto potrà trovare “ciò che il Pd dice e si potranno offrire opinioni e idee, partecipando così alla vita di partito”, come spiegano dal Nazareno. Decisa inoltre più forza ai circoli e più apertura anche con i circoli on line, quelli tematici, i punti Pd e la rete dei volontari.

Maggiore spazio viene dato ai sindaci che entrano di diritto nell’assemblea nazionale e si organizzano con un coordinamento nazionale e un coordinatore che entra in segreteria nazionale. Vengono confermate le primarie ed è stata introdotta la novità del ballottaggio: gli iscritti nei circoli sceglieranno i due candidati che andranno al voto degli elettori con gazebo. Nasce inoltre la Nasce la fondazione di cultura politica nazionale e viene sancita la parità di genere in tutti gli organismi dirigenti Pd a ogni livello.

IL COMMENTO DI ZINGARETTI – Il nuovo statuto è stato salutato con un commento su Twitter da parte del segretario Nicola Zingaretti: “Dopo 12 anni approvata la riforma dello statuto del Pd. Ora un partito più aperto alle persone, più forza ai circoli e ai territori, ai sindaci, ai circoli tematici e più opportunità di partecipazione con i punti Pd. Per essere utili all’Italia”.

LE CRITICHE INTERNE – Non è mancata qualche voce critica all’interno del partito. Giuditta Pini, deputata del Partito Democratico, rimarca come “tra le varie cose che ci sono c’è l’abrogazione dell’articolo 29, quello che prevedeva la collaborazione con associazioni e organizzazioni culturali fuori dal Pd”. “Credo . continua Pini – che lo Statuto del Pd vada cambiato, ma credo anche che farlo senza una discussione aperta e ragionata sia un errore. E a poco servono i tweet e i convegni se poi nei fatti decidiamo di chiuderci e burocratizzarci sempre di più”.

Redazione