Il più socialista d’Europa. Sull’economia, sui diritti civili, nella lotta alle diseguaglianze. È il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchèz, segretario del PSOE e premier spagnolo, appena eletto a Madrid alla guida dell’Internazionale Socialista dalle delegazioni dei partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti di tutto il mondo, tra i quali, l’unico italiano è il Psi presente con una delegazione guidata dal segretario Enzo Maraio. La socialista Pia Locatelli, proprio al congresso di Madrid è stata confermata all’unanimità presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne.

È un fatto politico che dopo quaranta anni il congresso si svolga a nella capitale spagnola e che i socialisti del Psoe per la prima volta esprimano un loro candidato.  Il “modello spagnolo” funziona. Perché, ha detto il premier Sanchez davanti a centinaia di delegati, “la socialdemocrazia non è un concetto vecchio e anzi, una politica socialdemocratica rivitalizzata è l’unica  risposta globale alla conquista dei diritti, per una fiscalità equa, all’emergenza climatica, alla parità di genere”. Del resto il governo socialista spagnolo nasceva con premesse non favorevoli, con una frammentazione politica che faceva pensare a una sua vita molto breve. Due volte le elezioni nel 2019, maggioranza risicata nel 2020, rimpasto nel 2021.

Eppure Sanchez non solo ha retto, ma sta realizzando ogni punto del programma, con una buona dose di coraggio, riforme dirompenti e una impronta marcatamente socialista: rendere il sistema fiscale spagnolo più equo per le persone povere (mentre in Italia il governo di destra si mette alle spalle la stagione di chi voleva abolire la povertà, decidendo di fare un passo avanti e di accanirsi sulla povertà). E la Spagna rossa ha già cambiato volto.

Il numero dei disoccupati è sceso grazie alla riforma del mercato del lavoro che premia la stabilizzazione. Sono stati introdotti un reddito minimo garantito, l’innalzamento del salario minimo, una legge per la maggior tutela dei rider. È previsto un contributo di solidarietà ai più ricchi,  e un provvedimento che prevede imposte straordinarie con prelievi sui maxiprofitti delle società energetiche. Non è un caso, inoltre, che la Spagna sia considerato un paese aperto e libero sui diritti civili.  Il modello spagnolo, dunque, è esportabile? È possibile, per la sinistra italiana, a cominciare dal Pd, essere socialisti in Italia come si è socialisti in Europa?

E ancora, lo diciamo da tempo su questo giornale, è questo il momento di scegliere la via socialdemocratica come “unica via possibile” – per dirla con Sanchez – per affrontare le sfide della globalizzazione? Sarebbe miope, per la sinistra, non vedere la strada delle grandi conquiste di modernità e progresso (che l’Italia ha conosciuto quando al governo ci sono stati i socialisti) che gli spagnoli hanno imboccato. Magari stando fermi alla finestra, presi dagli psicodrammi da congresso permanente.