Addio ai Disney Store. Chiudono tutti i negozi del famoso marchio in Italia. Una decisione annunciata, mesi fa, e quindi nota ma che comunque sta lasciando amarezza e un po’ di magone in tanti clienti. Per non parlare dei clienti bambini: quelli che tormentavano i genitori per entrare e comprare tutto, qualsiasi cosa, ogni gioco e gadget una volta dentro. Gli scaffali smantellati in questi ultimi giorni, qualche prodotto in saldo, il negozio vuoto: questa la scena davanti agli occhi di tutti quelli che si sono trovati a passare o a entrare nei pressi di qualche negozio.

Perché un’attività così nota e anche di successo ha deciso di chiudere tutti i suoi punti vendita in Italia? La risposta sta nell’e-commerce. Disney ha deciso di chiudere i battenti di tutti i suoi store per puntare maggiormente sulle vendite online. E lo hanno confermato e ribadito anche i sindacati. Gli stessi hanno fatto notare come i conti della società non siano in rosso e di come quindi si tratti di una scelta strategica del franchising. I negozi erano 15 in tutta Italia.

Quando la scelta era stata annunciata, lo scorso maggio, i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltcs avevano parlato degli oltre “230 dipendenti col fiato sospeso per l’inaspettata notizia”. La decisione di chiudere tutti i Disney Store in Italia “peraltro è arrivata a cose fatte, con la messa in liquidazione della società avvenuta il 19 maggio – denunciavano i sindacati – Dopo l’emergenza sanitaria e le tante restrizioni, i periodi di cassa integrazione alternati a periodi di lavoro non certo brillanti, dopo l’anno più difficile, ora più di 230 famiglie dovranno affrontare un’ulteriore fase difficile e piena di incertezza”. Per le sigle si trattava di “una decisione grave, di un marchio importante, punto di riferimento in molti centri storici per adulti e bambini, che ha comunicato la decisione senza dare nessuna prospettiva o avanzare proposte per la tutela occupazionale”.

La società avrebbe deciso di chiudere non soltanto il mercato italiano ma in generale quello europeo. Lo scorso marzo aveva chiuso almeno sessanta suoi punti vendita in Nord America per concentrarsi principalmente sulle vendite online. Niente cassa integrazione per i lavoratori. Alcuni accederanno alla Naspi, il trattamento di disoccupazione. Un accordo con il Gruppo Percassi, attivo nel Retail e nel Real Estate, prevede intanto il possibile riassorbimento del 70% dei lavoratori italiani della Disney in punti vendita della società.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.