I segnali da Mosca, sulla carta, sono da giorni sempre gli stessi: la Russia non ha intenzione di avviare un conflitto e di invadere l’Ucraina. Ma alle mosse diplomatiche di Vladimir Putin e Serghei Lavrov, il suo ministro degli Esteri, l’occidente ha mostrato chiaramente di non credere.

Per questo la crisi tra Ucraina e Russia ha raggiunto un livello di tensione che ha precedenti soltanto nell’invasione e annessione della Crimea del 2014, col territorio ucraino affacciata sul mar Nero annesso da Mosca dopo una invasione di truppe e poi un referendum il 16 maggio, considerato illegale da Stati Uniti, Onu, Europea e la stessa Ucraina.

Le rivendicazioni ‘storiche’

La rivendicazione del Cremlino sull’Ucraina sono ‘storiche’ e per il presidente Putin in particolare si tratta di un argomento ‘sensibile’. Il presidente sostiene da tempo che russi, ucraini e bielorussi siano un solo popolo e che dovrebbero tutti vivere in un unico stato a guida russa, considerando pericoloso e una sfida al potere di Mosca l’ingresso nella Nato di una serie di Paesi dell’ex blocco sovietico, una promessa fatta anche a Kiev ma che al momento appare altamente improbabile. Ucraina che fino al 1991 faceva parte dell’Unione Sovietica, la cui perdita Putin ha definito “la più grande catastrofe geopolitica”.

La guerra in Crimea e Donbass

Se questi sono i presupposti storici, bisogna arrivare al febbraio 2014 per vedere le prime azioni sul campo. Alla cacciata da parte degli ucraini del presidente filorusso Viktor Yanukovich, col suo posto a Kiev preso da un governo filo-europeo e atlantista, Putin rispose con l’azione militare che ha portato all’annessione della Crimea e alla ‘guerra civile’ appoggiata nella regione del Donbass, nel Sudest del Paese, dove di fatto è stato proclamata una Repubblica autonoma da Kiev grazie al sostegno russo.

Il ruolo della Nato

Nell’alta tensione tra Mosca e Kiev un ruolo cruciale ce l’ha la Nato, l’Alleanza atlantica che dopo la fine dell’Unione Sovietica ha spostato sempre più a est la sua sfera di influenza. Dopo il crollo del regime comunista sono diventati membri della Nato Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord, tutti Paesi che facevano parte del blocco sovietico.

Non a caso Putin chiede, per il ritiro delle oltre 100mila truppe ai confini dell’Ucraina, che Kiev non entri mai nell’Alleanza atlantica e il ritiro di tutte le forze militari dei paesi della Nato da vari paesi dell’Europa centrale e orientale.

Una possibilità, la prima, che appare lontana. “La possibilità che l’Ucraina si unisca alla Nato in tempi brevi è molto remota”, aveva chiarito lo stesso presidente americano Joe Biden.

Ma per Putin la preoccupazione maggiore è quella di essere assediato, nei confini a ovest, da Paesi un tempo nel blocco sovietico che ora sono tutti parte integrante dell’Alleanza atlantica, che in chiave anti-russa ha anche fortemente militarizzato.

Entrambe le richieste di Putin sono però considerate irricevibili non solo dal governo di Kiev ma anche dalla Nato e dai paesi occidentali.

Putin invaderà l’Ucraina?

Sono credibili i timori dell’occidente di una invasione russa dell’Ucraina? I precedenti non fanno ben sperare: Mosca infatti, sotto la guida di Putin, non ha mai mostrato remore di fronte all’uso della forza per risolvere conflitti ‘diplomatici’.

Lo ‘zar’ ha già utilizzato soldati e mezzi militari in Cecenia nel 1999, in Georgia nel 2008, in Ucraina nel 2014, entrando in conflitti come quello siriano nel 2015.

Da parte sua il Cremlino può contare anche sulle divisioni nel fronte occidentale, che potrebbero spingere Putin a forza la mano dal punto di vista militare. Nella partita ucraina non destano scalpore tra gli analisti le posizioni defilate di due ‘big’ del continente europeo come Italia e Germania: entrambe sono legate particolarmente a Mosca.

I due Paesi infatti non sono in grado di reggere un eventuale ‘black out’ energetico deciso da Mosca in risposta ad eventuali sanzioni economiche nei confronti del regime di Putin.

(articolo scritto e pubblicato prima del riconoscimento da parte russa delle Repubbliche autonome di Donetsk e Luhansk e dell’invasione delle truppe di Mosca in Ucraina)

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia