La crisi in Ucraina diventa bollente con il passare delle ore. Si cerca la mediazione per evitare il conflitto che la Russia sembra intenzionata a scatenare. “Mi appello al presidente Putin: allenta il cappio intorno al collo dell’Ucraina e cerchiamo insieme un cammino che preservi la pace in Europa”. L’appello al presidente russo è giunto dalla Germania, precisamente dal presidente Frank-Walter Steinmeier appena rieletto per un secondo mandato.

“Siamo nel mezzo del rischio di un conflitto militare, una guerra in Europa orientale” e “la Russia porta la responsabilità di questo”, sono state le parole di Steinmeier durante il suo primo discorso dopo la rielezione. Il tutto mentre giungevano voci contrastati sullo spazio aereo ucraino. L’Ucraina non ha chiuso il suo spazio aereo, ha assicurato ad AP il portavoce della presidenza Sergii Nykyforov. Ma l’agenzia ucraina per la sicurezza del traffico aereo, Ukraerorukh, ha diffuso una dichiarazione in cui afferma che lo spazio aereo sopra il Mar Nero è una “zona di potenziale pericolo” e raccomanda agli aerei di evitare il sorvolo del mare fra il 14 e il 19 febbraio, in coincidenza con esercitazioni militari russe.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre le forze russe circondano l’Ucraina su tre lati per quelle che Mosca insiste siano solo esercitazioni militari, è tornato a mandare un messaggio di calma, dicendo che di un’invasione deve ancora vedere prove convincenti. “Comprendiamo tutti i rischi, capiamo che ci sono rischi”, ha detto intervenendo in diretta a una trasmissione, “se voi, o chiunque altro, avete informazioni aggiuntive riguardo a un’invasione russa al 100% a partire da giorno 16, per favore inoltrateci queste informazioni”.

Mentre si ragiona su come fare a evitare il conflitto, l’amministrazione Biden stima in 130mila i soldati russi dispiegati vicino ai confini ucraini. La realtà non sembra essere confortante. La Germania è il paese più in bilico, essendosi legata alla Russia con una dipendenza energetica pari al 55% del gas della nazione. Il presidente americano ha escluso di mandare soldati americani a combattere in Ucraina. Lo scenario è dunque complesso e si cerca la via del compromesso.

Michael McFaul, che fu ambasciatore a Mosca per Obama, sostiene che “solo un grande patto con Putin può evitare la guerra”. L’ex diplomatico non è ottimista, considera inaccettabili le richieste della Russia: cioè che la Nato chiuda per sempre le sue porte all’Ucraina, e tolga truppe e armi dai Paesi che vi hanno aderito dopo il maggio 1997. Si tratterebbe di una ritirata atlantica dall’Europa dell’Est, una restituzione di quei Paesi alla sfera d’influenza che fu sovietica. Quelle richieste sono così estreme che possono sembrare “giustificazioni per la guerra, più che basi per un negoziato”.

McFaul lancia l’idea di un “Helsinki 2”, un grande accordo multilaterale che offra garanzie reciproche ai russi e agli europei. Il primo accorso ci fu negli anni ’70 quando l’Urss sembrava in ascesa e l’America in difficoltà. Anche Dmitri Trenin, autorevole analista russo che dirige l’ufficio di Mosca del Carnegie Endowment for Peace promuove l’accordo. Secondo la sua analisi Putin non avrebbe l’obiettivo di conquistare l’Ucraina ma di ristabilire gli equilibri dell’influenza russa nell’Europa dell’Est in modo meno sfavorevole per la Russia. Sarebbe essenziale che rimangano fuori dalla Nato per un tempo lungo Ucraina, Georgia e Moldavia; e vuole fuori dalla portata i missili intermedi Usa. Con questi risultati Putin potrebbe presentarsi trionfalmente alla rielezione nel 2024.

Anche la Rand Corporation, ascoltata dal pentagono e dal Dipartimento di Stato, immagina la creazione di un Consiglio di Sicurezza europeo (Stati Uniti, Russia, Francia, Germania, Inghilterra) garante di un “cuscinetto” di Stati non allineati: le stesse ex repubbliche sovietiche di cui sopra, più Armenia e Azerbaigian. “Cercare consenso — sostiene Samuel Charap della Rand — non è appeasement o cedimento, è pragmatismo”.

Ma in America c’è chi condanna come errore la ricerca del compromesso con Putin: secondo i falchi ogni cedimento incoraggerà le pulsioni aggressive del presidente russo. Ma non cedere ha comunque dei punti deboli come le sanzioni. Da una parte farebbero altrettanto danno all’Europa occidentale se si arrivasse al ricatto energetico; d’altra parte spingerebbero sempre più la Russia nella sfera economica della Cina.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.