Una regola della politica, è scritta nelle pagine dei manuali, da 1 a 3, dice che al Quirinale non ci si candida ma si viene candidati. Il centrodestra ha, invece, ufficialmente indicato il presidente Silvio Berlusconi. La nota scritta dai vertici ha preso atto di una indicazione che era ovvia ed ha consegnato il Cavaliere in pasto all’agone politico.

La formula individuata, quella della riserva da sciogliere, non ha bloccato gli attacchi, ed ha comunque scatenato i soliti pregiudizi, un dibattito antico ed ideologico. Irritante per certi aspetti. Certa sinistra ha messo in campo il peggio di se. Quasi tutti sulla persona, poche analisi sulle ragioni, legittime, di una area politica. Nessune autocritica sulle ‘scelte imposte’ negli anni passati.

Il centrodestra, nella corsa al Quirinale, ha i numeri per pretendere una primogenitura, ha in mano la palla. E se valgono i principi della democrazia rappresentativa è naturale che il leader che più ha rappresentato la coalizione, quello più longevo e votato negli anni, quello che ha più esperienza internazionale, diventi la sintesi, la proposta. I leader del centrodestra non avevano bisogno di scriverlo in una nota perché è scritto nella storia del centrodestra italiano, è una delle regole della politica.

Non dovevano far scatenare un dibattito sulla persona, era prevedibile, ma avviare un ragionamento sulle ragioni del mondo moderato, dell’universo garantista, dovevano parlare alla maggioranza degli italiani e della politica che si è indignata per aver scoperto ‘il sistema Palamara’, interrogare il mondo di chi produce, dei professionisti e delle imprese. Meglio avrebbero fatto i leader a rivendicare la possibilità di disegnare un profilo capace di rappresentare un nuovo progetto Paese, meglio avrebbero fatto a sottolineare che l’area politica e culturale che dovrà esprimere una primogenitura dovrà essere un’altra e non quella della vecchia sinistra, non quella conservatrice ed appiattita sulle posizioni più conservatrici delle toghe.

La politica doveva far percorre altre strade e non quelle dei ‘telefonisti’ per il Quirinale, non quelle delle trattative private e sotto banco. Il centrodestra è in tempo per rimettere la discussione sul campo della buona politica. Li si potrà arrivare al Cavaliere e si potranno rimandare al mittente le più volgari considerazioni personali e giustizialiste. Per farlo servirà, partendo da subito, cambiare il terreno di gioco e scendere in campo come una squadra unita. L’impressione che qualcuno voglia mandare la palla in tribuna o nella propria porta aleggia nell’area centrodestra.

Giornalista professionista, ha scritto per ‘Il Socialista Lab’, per ‘Il Pezzo Impertinte’. Ha lavorato alla Presidenza del Consiglio e come Portavoce in Campania. È social media manager ed appassionato di campagne elettorali.