«Sarete al centro della stagione che abbiamo davanti: una straordinaria occasione di riforme e investimenti, grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza» ha affermato il premier Mario Draghi, aprendo il suo intervento all’assemblea dell’Anci a Parma, sottolineando che «il successo del Piano è nelle vostre mani, come in quelle di noi tutti». Il Presidente del Consiglio tira dritto, dribbla le “lamentele” dei Comuni, che negli ultimi mesi hanno portato sul tavolo del Governo tutte le difficoltà degli enti locali a gestire somme di denaro così importanti, e di fatto passa la palla ai quasi 8mila sindaci.

L’Anci Campania, però, sembra frenare e avverte che senza personale e senza una burocrazia più snella si rischia di mandare in fumo le risorse in arrivo. «Credo che le parole del presidente del Consiglio vadano ascoltate con assoluta buona fede. Dico solo però che, al di là delle parole, contano i fatti. E questi li valuteremo in sede di tavolo di regia del Pnrr – ha replicato il presidente Carlo Marino – Le nostre proposte sono chiare: se si vuole che i Comuni spendano i 40 miliardi del Pnrr a loro destinati occorre ridurre al minimo i passaggi formali e burocratici per l’individuazione ed erogazione dei fondi. Altrimenti finiremo soffocati da palleggi esasperanti che ci faranno perdere mesi se non anni. Con il rischio che arriveremo nel 2023-2024 senza riuscire né ad aprire i cantieri né a rendicontare le opere».

Il premier ha espresso molta fiducia nell’operato dei sindaci, anche alla luce del lavoro svolto durante i mesi più critici della pandemia, ma ora il rischio che qualcosa vada storto nella gestione dei fondi del Pnrr appare concreto. Soprattutto se parliamo dei comuni del Sud. «Su un totale di 222 miliardi di euro tra fondi europei e fondi nazionali, le risorse per investimenti la cui realizzazione è assegnata a Comuni ammontano a oltre 40 miliardi – spiega Marino – Tuttavia c’è un problema importante che riguarda il personale, soprattutto per i piccoli e piccolissimi comuni del Sud e della Campania. È una vera emergenza perché negli ultimi quindici anni, per colpa di tagli ingiusti e ingiustificati, le amministrazioni locali hanno perso il 25% del loro personale. Quindi – prosegue Marino – se vogliamo spendere e spendere bene i fondi del Pnrr non basta il reclutamento straordinario dei ministri Brunetta e Carfagna, pur importante. Occorrono almeno altri 50 mila addetti da qui al 2026 nelle regioni del Sud. Non è solo Napoli a soffrire per mancanza di dirigenti e di tecnici, ma tutti i 550 Comuni della Campania. Lo ripeto in modo chiaro e netto – conclude – il reclutamento straordinario deve riguardare tutti e avvenire senza limitazioni o appesantimenti burocratici e autorizzativi. Quindi le assunzioni, anche temporanee, dobbiamo farle noi».

Assunzioni e incremento di personale, ma non solo, secondo Marino occorre un’attenzione “speciale” per gli enti locali in grave difficoltà economica. «Il premier Draghi è stato finora un interlocutore attento per i Comuni perché ha garantito un massiccio intervento di sostegno economico agli enti locali che ha assicurato in questi due anni la tenuta non solo dei bilanci dei Comuni, soprattutto di quelli del Sud, ma, anche, della convivenza e della coesione sociale, messe a rischio dalla crisi pandemica – ha detto Marino – Sette miliardi di contributi sono stati stanziati nel 2020, e altri quattro nel 2021. Restano aperte tuttavia ancora partite importanti come quelle di Napoli per la quale chiediamo un intervento speciale per garantire ai napoletani gli stessi servizi di cittadinanza di altre grandi città del centro e del nord Italia. Queste cose, come le altre, Draghi le sa, gliele abbiamo già dette». Dette sì, ma ascoltate no. A quanto pare il nuovo testo della manovra di bilancio, che dovrà passare al vaglio del Parlamento, non contiene nessuno stanziamento per Napoli. Anche quest’ultima bozza conferma la volontà del governo di evitare norme ad hoc. Il patto per Napoli resta quindi un’invenzione dei partiti che l’avevano sbandierato, salvo poi svanire nel nulla. Speriamo non facciano la stessa fine anche i fondi del Pnrr.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.