La cronaca di questi giorni ci sbatte in faccia i problemi di sempre. Che si guardi alla macchina amministrativa del Comune di Napoli o a quella giudiziaria del Tribunale di Napoli nord, la sintesi è la solita: non c’è personale, mancano le risorse, di questo passo si va verso il collasso. Si entra così in un vortice di luoghi comuni: «la coperta è corta», «non si possono fare le nozze con i fichi», «impossibile friggere il pesce con l’acqua». Ma poi, puntualmente, si continuano a usare fichi, acqua e coperte striminzite.

Perché, si sa, Napoli e i napoletani alla fine si arrangiano sempre e un modo lo trovano. E chi governa, coordina e gestisce sa che «storto o morto» (scusate, ma certe situazioni ispirano proprio tutti i detti della cultura popolare) una soluzione la si trova. Ora, però, è arrivato il momento di mettere da parte ogni arte di arrangiarsi e ogni luogo comune e cominciare a interrogarsi sulla soluzione. Perché è quella che manca. Perché accontentarsi sempre? Perché non puntare alla soluzione più giusta, quella adatta? Pochi giorni fa, durante un convegno dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), si sono usati anche toni molto critici per descrivere la situazione al Tribunale di Napoli nord.

Il Tribunale è al collasso, e lo è più o meno da quando, quindi dal 2013. Risultato? Ogni anno il grido di allarme di avvocati, magistrati e cancellieri si ripete e ogni anno la nefasta profezia del collasso viene definita sempre più vicina senza che poco o nulla cambi, perché chi governa e decide sa di poter temporeggiare, tanto chi lavora nell’Ufficio l’udienza trova il modo di celebrarla anche se si tratta di fare più di 40 chilometri, Aversa-Napoli Napoli-Aversa, per un interrogatorio, il fascicolo lo digitalizza anche a costo di fare notte, la sentenza la scrive anche se è la millesima dell’anno. E quello che non si riesce a fare si accantona, tanto si tratta della vita di migliaia e migliaia di comuni cittadini, cosa volete che interessi a chi governa.

Il Riformista ha raccontato, nei giorni scorsi, il grido di allarme lanciato dal Tribunale di Napoli nord dove ormai si è arrivati al punto di fissare le udienze di processi con imputati liberi al 2026 e sospendere le udienze preliminari con imputati liberi. Dalla giustizia alla politica locale il quadro cambia poco. Il Comune di Napoli è a corto di personale e la nuova giunta, insediatasi da qualche settimana, lo ha scoperto. Il sindaco Gaetano Manfredi lo ha detto in maniera chiara: «Il bilancio della terza città d’Italia è paralizzato da oltre dieci anni e questo paralizza le assunzioni e limita i servizi ai cittadini». Insomma, la coperta è davvero corta. Chi ha studiato economia e management conosce meglio la cultura di impresa e sicuramente ha il know how per individuare le scelte migliori, ma il concetto di partenza è chiaro: il lavoro di dieci non possono farlo due, la vera soluzione da prendere in considerazione non è quella che «storto o morto» Napoli e i napoletani si arrangiano a trovare ma è una e deve adottarla chi è stato individuato per governare e gestire: calcolare i carichi di lavoro, tracciare i profili delle professionalità che mancano e assumere. Senza più scuse, senza più tagli, senza più alibi.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).