Celle in cui si sta in sei e persino in nove, pareti fatiscenti, muffa, umidità, perdite d’acqua e fili elettrici scoperti. A Poggioreale ci sono padiglioni da ristrutturare ma i fondi sono fermi da tre anni. La denuncia arriva dal garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello che ieri ha scritto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per denunciare una situazione ormai ai limiti, o meglio per rinnovare la denuncia visto che ai piani alti di chi governa la segnalazione sulle condizioni di alcuni luoghi del carcere di Poggioreale, il più grande e affollato d’Italia, era arrivata anche un anno fa.

«È trascorso un anno e ancora ci sono padiglioni con celle da sei o nove persone. Prima che sia troppo tardi – denuncia Ciambriello – credo sia opportuno e giusto nominare un commissario ad acta per i lavori di ristrutturazione di questi padiglioni disumani e fatiscenti». È un grido di allarme, l’ennesima segnalazione di una criticità a cui porre rimedio si potrebbe, perché i fondi, a sentire Ciambriello, non mancherebbero. E allora perché non si fa? L’interrogativo resta con il punto di domanda. «Ci sono 12 milioni di euro che da tre anni sono inutilizzati dal Provveditorato alle opere pubbliche della Campania» dice il garante regionale dei detenuti. «Esattamente un anno fa, il 16 giugno 2019, i detenuti protestarono occupando il padiglione Salerno del carcere di Poggioreale. Il pretesto iniziale fu la condizione sanitaria di un giovane detenuto ristretto al secondo piano ma le vere motivazioni della protesta – scrive Ciambriello al ministro della Giustizia – erano le pessime condizioni igienico-sanitarie, il sovraffollamento, lo stato delle singole celle tutte senza docce, con intonaci consumati dall’umidità e dalla muffa, e perdite d’acqua che rischiavano di entrare in contatto con fili elettrici scoperti».

Il detenuto del padiglione al secondo piano si era ammalato di meningite e la sera stessa fu trasferito in ospedale, ma la notizia che stava male fece presto il giro delle celle esasperando animi già esagerati, e fu protesta. La situazione fu tale da far intervenire l’allora capo del Dap Francesco Basentini in persona. «Fu la prima volta nella storia» ricorda Ciambriello. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si recò a Poggioreale e parlò con i detenuti. «Verificò con i propri occhi le condizioni dei padiglioni dove si era sollevata la protesta. Durante la visita – racconta il garante – si rese conto delle pessime condizioni dei locali e interloquì con i detenuti del padiglione Salerno incontrandoli all’interno delle celle. Già in quella occasione segnalai che da tre anni erano disponibili dodici milioni di euro presso il Provveditorato delle opere pubbliche della Campania per lavori di ristrutturazione dei padiglioni Salerno, Livorno, Milano, Roma e Napoli. Purtroppo in questi tre anni sono stati fatti solamente due sopralluoghi».

Quei fondi furono stanziati dall’allora ministro delle Infrastrutture. Ci sarebbero anche soldi per rimettere a nuovi parti del grande penitenziario di Poggioreale, una struttura costruita nel 1918, ammodernata solo in parte nel tempo, composta da otto padiglioni centrali più il reparto per il centro diagnostico terapeutico realizzato successivamente. Poggioreale è l’istituto più grande del paese e con il più alto numero di detenuti (2.127 reclusi a fronte di una capienza regolamentare di 1.644 secondo l’ultimo report annuale). «Lo spazio fisico vitale, aggregativo e ricreativo, unitamente alla mancanza di vuoti comunicativi e relazionali con le famiglie, sono già stati oggetto di sanzione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo” afferma Ciambirello sollecitando l’intervento del ministro “prima che sia troppo tardi».