Fra le opere da finanziare e realizzare, immediatamente cantierabile, e prioritaria certo per il meridione, ma fondamentale per tutta l’Italia c’è sicuramente il Ponte sullo Stretto.
Un’opera immensa che non ha bisogno di essere nuovamente pensata con ipotesi già proposte anni addietro e dichiarate improponibili da esponenti tecnici di rilievo e da interi ordini professionistici e per cui non è necessario sprecare ancora risorse ingenti e necessarie per la ripresa economica di interi settori imprenditoriali pensando a nuovi studi di fattibilità su progettazioni alquanto fantasiose.

Il governo, attraverso le parole del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, proprio qualche giorno fa nella Conferenza Stato- Regioni afferma di aver sbloccato ben 906 milioni di euro per opere portuali sul territorio nazionale di cui 794 milioni per i primi interventi ritenuti prioritari ed immediatamente cantierabili e 112 milioni in una seconda tranche a seguito del riparto del fondo investimenti 2020, senza considerare il pacchetto “Italia Veloce” già dettagliato e ulteriori finanziamenti in arrivo con l’apertura del Recovery Fund.

L’Europa quindi punta sulle grandi opere per il Sud e fra queste non può non essere tenuto in conto proprio il Ponte sullo Stretto. L’esperienza del passato, quando trattiamo di infrastrutture strategiche per il nostro paese non può essere dimenticata e soprattutto non devono essere vanificati gli studi profusi e di conseguenza le risorse: in questo caso specifico, vi è un contratto già firmato con EuroLink per la realizzazione del progetto chiuso nel lontano 2012, oggi migliorabile ma soprattutto immediatamente realizzabile. Il progetto definitivo, redatto da una delle società di ingegneria tra le più grandi al mondo, la danese Cowi, e da appaltare al gruppo Salini-Impregilo (ora WeBuild) aveva ottenuto tutte le approvazioni finché il governo Monti non ha annullato il contratto mettendo in liquidazione la società a partecipazione statale “Stretto di Messina” dando luogo a un contenzioso enorme a livello internazionale, senza considerare il denaro dirottato verso altre opere e ignorando il danno enorme creato all’Italia, non solo a livello economico ma anche a livello di immagine e credibilità, in quanto l’attrattività imprenditoriale che arriva proprio dalle grandi opere infrastrutturali e da tutto quello che in maniera complementare poteva realizzarsi è andata affievolendosi sempre di più determinando mancato interesse degli investitori internazionali. Oggi tutto questo può essere sanato con vantaggio economico anche per lo Stato ed eventuali transazioni su contenziosi in essere realizzando una delle opere ingegneristiche che, sebbene sia ancora sulla carta, è ammirata e viene presa a modello da tutto il mondo per la realizzazione di infrastrutture simili.

Purtroppo ancora oggi varie forze politiche, sull’onda del momento e in vista dei fondi europei di aiuto alla nostra economia, riciclano proposte costosissime e assurde dal punto di vista tecnico, ignorando tutto il denaro finora speso per arrivare a un’immediata cantierabilità. Non è accettabile che, in un momento così delicato per l’economia generale del nostro Paese, gli investimenti vengano rallentati in virtù di ideologie e questioni politiche “bagattellari” che mirano solamente a un cieco ostruzionismo.

Lo sviluppo, e il conseguente benessere che vi deriva, deve sì essere oggetto di discussione ma mai limitato. Su questo tema, con risvolti sul piano trasportistico, economico, imprenditoriale e anche sociale, il 6 e il 7 settembre ci incontreremo a Reggio Calabria per condividere proposte concrete con il mondo imprenditoriale, accademico e le associazioni professionali e ordinistiche da presentare proprio al Mit in vista del giusto utilizzo anche delle risorse del Recovery Fund.

*Senatrice Italia Viva –
Vicepresidente Commissione
Lavori Pubblici e telecomunicazioni