La Polizia di Stato ha arrestato su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord l’ex parroco della parrocchia di Trentola Ducenta per presunti abusi su una minore di 12 anni che frequentava la chiesa. La Diocesi di Aversa è stata la prima a inviare la prima segnalazione alla Procura guidata da Francesco Greco sui presunti abusi commessi dal prete, che nel maggio scorso era stato sospeso dal servizio. Le indagini sono scattate subito dopo la segnalazione della Diocesi. Da quel momento sono state raccolte testimonianze, messaggi e registrazioni audio che hanno messo alle strette l’ex parroco. a quel punto anche la vittima ha confermato l’incidente probatorio. La vittima, stanca di subire, ha registrato con il suo smartphone gli incontri con il parroco che hanno portato poi all’arresto dell’uomo. L’indagato è ritenuto responsabile di abusi nei confronti della minore che, all’epoca dei fatti, partecipava assiduamente alle attività della parrocchia.

La 12enne non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che hanno portato all’arresto dell’uomo. È così che la piccola, da sola, è riuscita a far scattare l’allarme. Nei confronti del parroco è stato avviato un processo canonico tuttora in corso. I genitori della bambina a maggio scorso hanno consegnato ai poliziotti del Commissariato di Aversa le registrazioni che poi sono state anche fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso il parroco dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord.

Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi hanno raccolto anche delle testimonianze. Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre l’accusato si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene‘ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.