Si sono chiusi alle 23 i seggi elettorali per il voto per le elezioni comunali e per i referendum. Gli italiani sono stati chiamati a votare su cinque quesisti referendari a tema giustizia, mentre sono 971 i Comuni al voto, per un numero complessivo di elettori che sfiora quota 9 milioni.

I comuni capoluogo sono 26, di cui quattro capoluoghi di regione. Quest’ultimi sono Genova, Catanzaro, Palermo e L’Aquila. Gli altri capoluogo chiamati ad eleggere il proprio sindaco sono Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Lodi, Monza, Belluno, Padova, Verona, Gorizia, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, Viterbo, Barletta, Taranto, Messina e Oristano. 

Dei capoluoghi di provincia al voto quattro sono commissariati: Barletta e Taranto in seguito a un voto di sfiducia, mentre Messina e Viterbo a causa delle dimissioni del sindaco.

Il centrodestra in questa tornata ha ‘tutto da perdere’: 20 dei 26 comuni capoluogo è guidato da una sua coalizione. I risultati di oggi sono un test importante per entrambi gli schieramenti: Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si presentano insieme in 18 città, d’altra parte i pentastellati è presente col suo simbolo in appena 64 Comuni sui 971 in cui si va al voto.

Nel campo avversario la sfida principale è tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che si contendono la leadership della coalizione. Nonostante si presentino uniti in moltissime città, ci sono eccezioni importanti: Verona, Parma e Catanzaro su tutte.

Gli exit poll (solo dal pomeriggio di lunedì inizierà lo spoglio, al termine di quello per il referendum) arriveranno dopo le 23, alla chiusura dei seggi. Sarà, ovviamente, l’affluenza alle urne, che per i referendum sulla giustizia potrebbe essere già decisiva visto il complicato obiettivo di raggiungere il quorum. Subito dopo inizierà lo spoglio per i cinque quesiti.

Per le elezioni amministrative si dovrà invece aspettare lunedì 13 giugno: lo scrutinio delle comunali inizierà alle 14, ma già la sera di domenica, a urne chiuse, ci saranno i primi dati degli exit poll.

L’affluenza

I dati provenienti dai 7903 comuni evidenziano, per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, numeri bassi.

Alle 12 l’affluenza è di poco superiore al 6 per cento, con differenze minime in base al quesito: quello più votato al momento è sulla limitazione delle misure cautelari. Alle amministrative l’affluenza è al 17,65%.

Alle 19 l’affluenza per il referendum è al 14,84%. Alle amministrative invece del 39,11%.

Alle 23, chiusura dei seggi, l’affluenza per il referendum è stata inferiore al 21 per cento per tutti i cinque quesiti. Alle amministrative invece è il dato è stato del 54,72%, in calo rispetto alle scorse comunali in cui votarono il 60% degli aventi diritto.

I cinque quesiti del referendum

I referendum sulla giustizia sono stati promossi da Lega e Radicali e sono abrogativi, ovvero chiedono cioè l’abrogazione totale o parziale di leggi esistenti. Lo scoglio più importante è il raggiungimento del quorum: dovranno recarsi ai seggi il 50% più uno degli aventi diritto, più di 25 milioni di italiani.

Al seggio si potranno ritirare cinque schede di cinque colori diversi (rossa, arancione, gialla, grigia, verde), una per ogni quesito. Chi vuole esprimersi e contribuire al quorum per solo alcuni dei cinque quesiti, può chiedere di ritirare solo le schede che gli interessano.

Col sì si chiede l’abrogazione della legge Severino, la separazione delle funzioni per i magistrati, limiti alla custodia cautelare, nuove regole per le candidature al Csm e la valutazione dei magistrati.

Scheda rossa (legge Severino)

Il primo quesito chiede l’abrogazione della legge Severino, che prevede una serie di misure per limitare la presenza di persone condannate per determinati reati nelle cariche pubbliche. Al momento il decreto legislativo 235 del 2012 stabilisce il divieto di ricoprire incarichi di governo, l’incandidabilità o l’ineleggibilità alle elezioni politiche o amministrative, e la conseguente decadenza da tali cariche, per coloro che vengono condannati in via definitiva per determinati reati, anche se commessi prima dell’entrata in vigore del decreto stesso, oltre alla  automatica dalla carica per un periodo massimo di 18 mesi.

Con la vittoria del Sì, anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi per elezioni politiche e amministrative, o di continuare il proprio mandato. Verrà inoltre cancellato l’automatismo della sospensione in caso di condanna non definitiva

Scheda arancione (misure cautelari)

Il quesito chiede di intervenire sull’articolo 274 del codice di procedura penale, limitando i casi in cui è possibile per i giudici disporre l’applicazione delle misure cautelari, cioè la detenzione preventiva di una persona non ancora condannata.

Attualmente sono il rischio di fuga, di inquinamento delle prove o che la persona indagata commetta altri reati. Con la vittoria del Sì verrebbe eliminata l’ultima possibilità per i reati meno gravi, per cui è prevista una pena di 4-5 anni.

Scheda gialla (separazione delle funzioni)

Il quesito riguarda la separazione delle funzioni giudicanti e requirenti dei magistrati. Con l’attuale sistema i magistrati possono passare dalla carriera di giudice (funzione giudicante) a quella di pubblico ministero (funzione requirente) e viceversa, con alcune limitazioni e non più di quattro volte.

Con la vittoria del Sì le due funzioni sarebbero nettamente separate: il magistrato cioè dovrà decidere a inizio carriere se diventare giudice o pubblico ministero, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra funzione.

Scheda grigia (valutazione dei magistrati)

Nell’attuale sistema, soltanto i magistrati possono giudicare l’operato dei propri colleghi, grazie al Consiglio superiore della magistratura che si basa sui pareri non vincolanti elaborati dal Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dai Consigli giudiziari. Nei due organi vi sono magistrati e membri laici, ovvero avvocati o professori di materie giuridiche, ma allo stato attuale non possono dare giudizi sull’operato dei magistrati.

Col Sì si chiede che la componente laica non venga esclusa dalla discussione e dalle valutazioni dei magistrati. Una eventuale vittoria consentirebbe il diritto di voto in tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari.

Scheda verde (elezione del Csm)

L’ultimo quesito riguarda l’elezione dei membri togati del Csm, avvero dei magistrati. Con l’attuale sistema un magistrato per proporsi come membro del Csm deve raccogliere almeno 25 firme di altri magistrati a sostegno della sua candidatura.

Con la Vittorio del Sì decadrebbe l’obbligo di raccolta firme. Il singolo magistrato potrà presentare la propria candidatura in autonomia, senza il sostegno delle “correnti” politiche interne al Consiglio supereroi della magistratura.

Redazione