Fresco del quinto posto al Festival di Sanremo, Piero Pelù torna a far parlare di sé per ben altre questioni. L’ex frontman dei Litfiba dovrà infatti risarcire di 20mila euro il leader di Italia Viva Matteo Renzi, definito “il non eletto e boy scout di Licio Gelli” durante il concertone del Primo Maggio di Roma nel 2014.

La cifra è frutto di un accordo con vincolo di riservatezza siglato tra Pelù e l’ex premier prima della kermesse musicale dell’Ariston. A polemica ancora calda, il rocker dopo le parole sul palco di Roma disse di voler pagare “le conseguenze di quello che ho detto ma non me ne frega nulla. Questi ragazzi hanno bisogno di sentire qualcuno che dica certe cose. Ormai i mezzi di distrazione di massa sono compatti sulla propaganda. Ci vuole una voce fuori dal coro”.

Tra Pelù e Renzi, come ricorda il Corriere della Sera, i rapporti si erano fatti tesi dopo l’elezione del leader di Italia Viva a sindaco di Firenze. Renzi infatti non confermò Pelù alla guida dell’Estate fiorentina, facendo partire una continua schermaglia da pare dell’ex cantante dei Litfiba, dai rotoli di carta igienica con la faccia di Renzi alle accuse durante il voto per il referendum costituzionale del 2016 sulla matita copiativa cancellabile. Il rocker finì quindi nell’elenco di persone querelate da Renzi, una volta dismessi gli abiti da presidente del Consiglio, per le frasi considerate diffamatorie nei suoi confronti.

Proprio in virtù dell’accordo raggiunto tra le parti, la querela presentata dal leader di Italia viva ad aprile scorso è stata ritirata.