Riccardo Muti rilascia un’intervista a tutto campo a Il Corriere della Sera. Il prossimo 28 luglio compirà 80 anni. “Mi sono stancato della vita – risponde ad Aldo Cazzullo – è un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff: ‘Tutto declina’”.

Muti è nato nel 1941 a Napoli. È sposato dal 1969 con Maria Cristina Mazzavillani. I due hanno avuto tre figli: Chiara, Francesco e Domenico. Muti è stato dal 1968 al 1980 direttore principale e musicale del Maggio Musicale Fiorentino, dal 1986 al 2005 diretto del Teatro alla Scala di Milano, fondatore e direttore dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Dal 2010 è director della Chicago Symphony Orchestra. E anche sulla sua professione ha alcune osservazioni: “La direzione d’orchestra è spesso diventata una professione di comodo. Sovente i giovani arrivano a dirigere senza studi lunghi e seri. Affrontano opere monumentali all’inizio dell’attività, basandosi sull’efficienza del gesto, talora della gesticolazione”.

Non fa nomi Muti, non vuole scadere nella polemica. Non approva la logica dello scontro, della rissa come perpetuata in televisione. Racconta invece del suo primo ricordo: la guerra. E del suo funerale: che vuole senza applausi. E quindi il primo violino regalato dal padre, l’esame con Nino Rota che lo convinse a iscriversi al conservatorio, la rivalità con Claudio Abbado e il rapporto con Pavarotti, il rimpianto di non aver messo in scena l’Aida con Giorgio Strehler così com’era nei loro piani, ovvero senza elefanti.

Muti non si dice ne di destra ne di sinistra. “Con il Metoo, Da Ponte e Mozart finirebbero in galera. Definiscono Bach, Beethoven, Schubert ‘musica colonialista’: come si fa?”, osserva invece su politically correct e cancel culture.

E se da una parte non approva tanti aspetti del nuovo mondo della cultura, dall’altra dice di aver invitato il ministro Dario Franceschini a recuperare tanti teatri del ‘700 e ‘800 ancora chiusi, di darli ai giovani. “Formate nuove orchestre: ci sono Regioni che non ne hanno. Aiutate le centinaia di bande che languiscono – ha osservato – Dobbiamo fare molte cose se vogliamo che il nostro patrimonio operistico, il più eseguito al mondo, non sia considerato occasione di piacevole intrattenimento ma fonte di educazione e cultura, come le opere di Mozart, Wagner, Strauss. Verdi non è zum-pa-pa!”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.