Giustizia
Riforma giustizia, iI Comitato Vassalli deciso a non deporre le armi
Il Comitato Giuliano Vassalli per il Sì al referendum non si scioglie. Non depone le metaforiche armi della battaglia garantista. Ma proprio come avvenne il 25 aprile 1945, quando i gruppi che realizzarono la Liberazione vollero trasformarsi in soggetti diversi, anche i riformisti che escono dalla battaglia del Sì vogliono reinventare il loro impegno pubblico, politico-culturale. Dal Centro Congressi Cavour, dove ieri si è riunita una larga area socialista, socialdemocratica e riformista, arriva così un segnale politico tutt’altro che marginale: trasformare l’esperienza maturata sul terreno referendario in un impegno stabile, permanente, organizzato.
L’idea è chiara. Tenere insieme culture diverse ma compatibili in una struttura leggera e operativa, capace di produrre idee, mobilitazione, cultura politica e presenza territoriale. Non un nuovo partito, dunque, ma una rete. Una federazione aperta di soggetti diversi: comitati locali, centri studi, associazioni, enti del Terzo settore, testate giornalistiche, mondi civici e professionali. Un laboratorio di iniziativa pubblica che scelga il merito dei temi, non il narcisismo dei leader. Tutti i presenti hanno rivolto un ringraziamento ad Alfredo Venturini, instancabile motore della campagna referendaria per il Sì. Ha saputo attivare canali, energie e contatti ben oltre le aspettative, dando struttura e slancio a una mobilitazione che molti ritenevano improbabile. Nella sua relazione introduttiva, Venturini ha posto subito il nodo politico: «Serve una discontinuità netta, dobbiamo reinventarci», senza nascondere le inquietudini per un mondo che corre veloce, e non sempre nella direzione giusta. Il dibattito ha avuto un taglio concreto. Mauro Del Bue ha indicato la necessità di mettere mano rapidamente a un documento di indirizzo politico e a un coordinamento nazionale capace di pianificare le attività future. Non basta evocare il riformismo: occorre organizzarlo. Fabrizio Cicchitto, fondatore tra l’altro della rivista Civiltà Socialista, ha richiamato la responsabilità di tenere viva questa comunità, mantenendosi però distanti dall’idea di trasformarla in un partito politico. Un monito che ha raccolto consenso diffuso nella sala.
Ivo Costamagna ha portato l’esempio di Macerata, dove una lista civica mette insieme culture riformiste, liberali e centriste: dal Psi ad Azione fino al Pld. Un modello locale che potrebbe diventare laboratorio nazionale. Umberto Costi, segretario nazionale di Socialdemocrazia-SD, ha definito questo spazio possibile come una «Area della ragione». E ha proposto di lavorare a sinergie fondate su «relazioni osmotiche», includendo anche le esperienze di Carlo Calenda e Luigi Marattin. Biagio Marzo ha evocato invece la necessità di creare «una calamita capace di attrarre chi oggi sta nel grande vuoto della politica». Una formula efficace per descrivere il vasto bacino di elettori laici, moderati e riformisti oggi senza rappresentanza. Giovanni Crema e Giampaolo Sodano hanno scaldato la platea richiamando le nuove sfide poste dalle piattaforme digitali e dall’intelligenza artificiale: temi decisivi per la qualità della democrazia e dell’informazione. Salvatore Sannino ha riportato tutti al realismo: «Socialisti nel midollo ma guardiamo avanti, troviamo nuove forme di aggregazione e di comunicazione».
A chiudere l’incontro è stato Claudio Signorile, con una proposta netta: «Il Comitato Vassalli dia vita a un Movimento impegnato per la Giustizia giusta e lavori per la federazione di tutti i riformisti».
Il nome di Giuliano Vassalli, del resto, non è ornamentale. Richiama una tradizione garantista, laica, costituzionale, socialista nel senso più alto del termine: difesa dei diritti, equilibrio dei poteri, centralità della persona, giustizia non piegata al giustizialismo. Al Centro Congressi Cavour erano presenti, tra gli altri, Umberto Guerini, Salvo Andò, Marco Andreini, Vincenzo Iacono, Sergio Pizzolante, Francesco Carpini, Sonia Albano, Giulio Di Donato, Ugo Finetti, Alfredo Lonocce, Felice Salvo Fleres, Simonetta Lorusso, Ugo Gardini, Salvo Fleres, Giuseppe Bea, Ercole Preti, Donato Robilotta, Angelino Sollazzo, Giovanni Golotta, Francesco Ruvinetti, Nico Russo e Nino Pace. La sfida vera comincia adesso. Perché i convegni passano, ma le reti restano soltanto se lavorano. Dal Cavour è uscito un messaggio semplice: il Comitato Vassalli non chiude. Prova a diventare ciò che oggi manca. Una comunità politica permanente.
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