Molti dei comitati nati sui due fronti referendari si sono sciolti perché avevano un mandato temporale legato all’esito del voto. Per il Comitato Giuliano Vassalli non è così. Lo abbiamo previsto sin dalla nostra costituzione con il nostro statuto. La ragione e semplice e intuibile: nonostante l’esito referendario, resta per il Paese l’ineludibilità del cambiamento che solo le riforme possono assicurare attraverso scelte chiare nei contenuti, nelle scelte, in una Politica che sappia rispondere a meriti e bisogni.

La nostra cultura di governo e di visione riformatrice, può rappresentare un fattore di scomposizione e riaggregazione della politica, frantumando le “coperture ideologiche” per incidere sul cambiamento contro la conservazione e i formalismi partitici. Un programma di riforma della Società e dello Stato. Quando vengono toccati interessi profondi, sconvolte rendite di posizione e politiche consolidate, aperti varchi a cambiamenti non controllabili, entra in azione un sistema di veti incrociati, di contrapposizioni e rinvii, di benaltrismo che determina di fatto una paralisi e l’indebolimento della spinta riformatrice. Non si tratta infatti di un aggiustamento delle istituzioni in funzione delle esigenze del sistema partitico, ma di un cambiamento delle Istituzioni che ricostituisca la legittimità della rappresentanza politica. Il tempo diventa un fattore dinamico che impedisce evasioni e rinvii. La politica con le sue scelte scrive la storia. La continuità che deve essere garantita nella vita dell’organismo sociale, va realizzata non attraverso una sorta di linea ininterrotta e costante, senza soluzioni e rotture; al contrario, deve essere una continuità come risultato di scontri ed incontri fra soggetti diversi, che nella dialettica del ricambio concorrano al complessivo sviluppo del processo sociale.

Un organismo sociale debole, angosciato dai venti di guerra, non si affronta adeguatamente attraverso le contrapposizioni ideologiche dei modelli politici antagonistici, non riesce ad essere all’altezza di un compito straordinario e decisivo. L’invocata governabilità, com’è ormai dimostrato, non regge sulla somma numerica, quanto su una visione condivisa, ma, per essere condivisa, occorre che una visione ci sia. Mettere insieme i No è la somma della protesta e del rifiuto. Mettere insieme i Sì comporta avere chiarezza su scelte e percorsi da compiersi, prima ancora di stabilire chi andrà a sedersi a Palazzo Chigi e chi salirà sul colle più alto. Né si può continuare ad osteggiare un leaderismo precario, occasionale, di livello scadente e inadeguato. Nel recente passato chi veniva dal nulla ha prodotto tanto, troppo danno che pagheremo per molti anni ancora. Ci siamo tenacemente battuti contro l’autonomia differenziata che penalizza quel Mezzogiorno che stenta ad affermare un potenziale ruolo nel Mediterraneo mentre si sta favorendo, per molteplici responsabilità di una classe politica incapace, il declino di quello che in altri tempi fu il più importante stabilimento siderurgico in Europa…

È necessaria una cultura politica capace di affrontare i problemi in modo coerente alla qualità delle soluzioni ed attori che ne siano espressione. La partita decisiva si gioca sulla riforma del sistema politico, sul ricambio nel governo del Paese; nella qualità dei programmi e nella loro realizzazione; nelle maggioranze che reggono le istituzioni. Da noi la democrazia politica può riformare sé stessa e rispondere a una forte e diffusa esigenza di ricambio politico: nella classe dirigente; nella cultura e metodi di governo; nei valori guida della vita democratica. Questa esigenza di ricambio nasce quindi all’interno di una ricerca di nuova governabilità della democrazia. di una Politica che sia protagonista di questo cambiamento. Non è soltanto una questione di riforma delle istituzioni; di riforma elettorale; di riforma del sistema di governo; è necessaria la riforma della politica, perché declina un rapporto politico fondato sul prevalere di ideologie e gerarchie, e cresce una politica pragmatica, fondata sul contratto sociale e sul consenso programmatico, sulla responsabilità diretta e sulla partecipazione.

Il partito ideologico ripetitivo, parassitario, ingombrante, burocratico che impone gli eletti agli elettori da votare, privandoli della preferenza, della libera scelta del mandato della rappresentatività, è superato dalla crescita e dai cambiamenti della società contemporanea.
Dal partito ideologico e gerarchico, esercito di mestiere, protagonista di tattiche, manovre, alleanze, scaramucce, ci si avvia verso un movimento di valori, aperto, federativo, partecipe di un aggregato che esprime un progetto politico e un programma di governo.
Prima ancora delle strutture organizzate della politica, sono i valori che sostengono identità e passione; i progetti, che giustificano la mobilitazione delle volontà; le finalità, che accompagnano le adesioni e le scelte coerenti e conseguenti. Di una idea forte e trascinante, che motivi l’appartenenza. rappresentativo di coscienze che portano a sentire come priorità da vivere, sentimenti e valori che fanno parte della nostra vita come presente ed avvenire. Come avviene quando le grandi mutazioni si realizzano, processi di cambiamento lenti e impercettibili, divengono via via sempre più accelerati e visibili, fino al tumultuoso irrompere di una condizione nuova che travolge e spazza via i residui di una vecchia realtà. Un movimento di liberazione dallo sterile bipopulismo.

Alfredo Venturini

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