Tecnologia
Risorse umane e IA: il successo risiede nelle persone

Nel settore delle risorse umane è in atto una rivoluzione in cui l’intelligenza Artificiale può avere un ruolo decisivo nel sostenere le imprese. Lo stanno capendo le aziende italiane e lo fanno soprattutto le PMI che sono più veloci delle grandi aziende nel sostenere la trasformazione digitale. Lo dice un’indagine di Smartive, la prima società di change management italiana completamente dedicata alla trasformazione digitale, che ha sondato un campione di oltre 400 responsabili HR in Italia.
Il rapporto Risorse Umane-IA è molto di attualità, e non solo in Italia. Il World Economic Forum ha recentemente lanciato il progetto Reskilling Revolution, mirato a garantire nuovi strumenti di formazione per circa 1 miliardo di persone entro il 2030. Pochi giorni fa anche Mario Draghi, presentando il rapporto “The Future of European Competitiveness” alla Commissione europea, si è soffermato sull’importanza della formazione. In particolare ha voluto sottolineare che la competitività moderna non dipende più solo dai costi relativi del lavoro, ma soprattutto dalle competenze e dalla conoscenza della forza lavoro. In altre parole, secondo Draghi, il capitale umano e le sue competenze vengono riconosciuti come uno dei motori principali della crescita economica.
Tuttavia c’è un “ma”. Secondo Draghi, e non solo, c’è un disallineamento tra le competenze offerte e quelle richieste. Lo “skill shortage” è causato sia da una carenza di competenze digitali di base, sia da un’errata allocazione delle competenze all’interno delle imprese. Ed è proprio questo che mostra tra l’altro l’indagine di Smartive che se da un lato voleva misurare come le tecnologie stanno influenzando la strategia e i piani di lavoro HR, dall’altro cercava di capire aspettative e sfide legate ai futuri sviluppi delle HR e quali competenze saranno più funzionali nei prossimi anni. Interessanti le evidenze emerse sul ruolo della AI, soprattutto perché, nell’era post-digitale, tecnologia e innovazione non sono accessori, bensì elementi indispensabili per la crescita e la cultura aziendale che ridefiniscono i ruoli organizzativi e richiedono nuove competenze per la gestione dei dati, esposti a rischi di privacy e sicurezza.
Da questo punto di vista, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito HR se non ancora pervasivo è però in continua crescita: il 41,5% degli HR Manager afferma che la propria azienda la utilizza. Dal confronto tra grandi aziende e PMI emerge un utilizzo maggiore dell’IA da parte dei Manager di queste ultime che mostrano una grande, e forse anche sorprendente, apertura al cambiamento, suggerendo una dinamicità che potrebbe essere sfruttata per accelerare ulteriormente l’innovazione in campo HR. Più in generale la ricerca ha individuato quali siano, per gli HR manager, le principali sfide da affrontare in futuro. In particolare, l’avvio di percorsi di digital transformation (44%) e favorire un’organizzazione ibrida e agile (43%). Distanziati di circa 8 punti, l’introduzione di strumenti di HR analytics (35%) e il supporto al business (34,8%).
Raffrontando i numeri, i manager delle grandi aziende percepiscono più sfide da affrontare rispetto ai colleghi delle PMI. Nel dettaglio il 46,8% è alle prese con percorsi di digital transformation, superando di oltre 5 punti percentuali i colleghi delle aziende più piccole (41,5%). Un’altra sfida sentita, soprattutto nelle grandi aziende, con un distacco di oltre 8 punti percentuali, è la riduzione di resignation e quiet quitting (22,9% vs 14,2%).
Per quanto riguarda l’apertura al cambiamento, la ricerca evidenzia invece come le aziende vi siano ancora poco propense: oltre un quarto (26,6%) degli HR manager delle imprese italiane, infatti, ritiene che la cultura aziendale sia mediamente poco “open”. Solo il 17,8% ritiene che sia molto aperta al cambiamento, mentre il 34,5% la colloca in una posizione intermedia. Nel confronto tra grandi aziende e PMI, le dinamiche viste finora si ribaltano e le PMI risultano essere le imprese con la cultura aziendale più aperta, superando le grandi aziende di quasi 14 punti percentuali.
“Il prossimo decennio sarà segnato da un’ondata di tecnologie innovative e potenti in rapida evoluzione. Questa trasformazione genererà un’enorme ricchezza, ma comporterà anche sfide a livello globale. – ha commentato Francesca Maria Montemagno, founder e ceo di Smartive – Dovremo guardare alle applicazioni AI come a degli “agenti”, non come a semplici software. Avvicinarsi a queste nuove tecnologie con consapevolezza è fondamentale, e significa una parola sola: formazione. Il successo risiede nelle persone, prima ancora che nella tecnologia o negli strumenti: è una questione di fattore umano.”
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