Il mondo del tennis, e più in generale dello sport, dal 15 settembre 2022 non sarà più lo stesso. Con un audiomessaggio pubblicato sui suoi profili social, Roger Federer ha annunciato il suo addio al tennis. Un ritiro che sarà ufficiale domenica 23 settembre, quando si concluderà la Laver Cup di Londra, ultimo impegno ufficiale al quale il tennista elvetico prenderà parte prima di appendere la racchetta al chiodo.

L’ultima volta per vedere le magie e la classe del ‘Goat’, ‘The greatest of all time’, ovvero “Il più grande di sempre”, come i suoi tifosi lo definiscono. Il palmares in fondo parla da solo per Roger, che si ferma a 41 anni: venti titoli Slam conquistati in 24 anni di carriera (dietro solo a Nadal e Djokovic), 103 titoli complessivi, 310 settimane trascorse come numero uno al mondo di cui 237 consecutive, record imbattuto.

King Roger, The Swiss Maestro: tanti i soprannomi per un atleta che è diventato nel tempo icona non solo del tennis ma globale. In uno sport diventato negli anni Duemila sempre più muscolare e fisico, Federer è stato l’ultimo rappresentate ad altissimo livello capace di unire gli sforzi da ‘superuomo’ sul campo ad un tennis dalle gesta classiche, grazie al suo tocco, l’eleganza, il rovescio ad una mano capace di infinite variazioni e alla capacità di inventare dal nulla colpi mai visti prima: è il caso della SABR (Sneak Attack By Roger), una risposta molto anticipata praticata sulla linea del servizio, usata dallo svizzero per sorprendere l’avversario in uscita dal servizio.

Icona anche per il suo modo di stare in campo: nessun urlo belluino come gran parte dei colleghi in campo, niente gemiti da gladiatore, lasciandosi andare nei colpi più decisivi e belli solo col suo “C’mon” stringendo il pugno. Un atteggiamento calmo, sereno, arrivato col passare degli anni: il giovane Roger era al contrario solito innervosirsi e spaccare racchette, atteggiamenti che dopo il 2001 scompariranno dal suo tennis.

La lettera di addio

Nella sua lettera aperta, dedicata “alla mia famiglia del tennis e non solo”, Federer sottolinea come “gli ultimi tre anni mi hanno presentato sfide sotto forma di infortuni e operazioni. Ho lavorato duramente per tornare in piena forma. Ma conosco i limiti del mio corpo e ultimamente i messaggi che mi ha mandato sono diventati chiari. Ho 41 anni, ho giocato oltre 1500 match lungo 24 anni. Il tennis mi ha trattato con più generosità di quanto avessi mai sognato, e ora devo saper riconoscere quando è il momento di mettere fine alla mia carriera professionistica”.

Per questo l’evento di Londra della Laver Cup sarà l’ultimo torneo prima del ritiro, una ultima volta in campo dopo Wimbledon 2021, che era rimasta la più recente apparizione del fenomeno svizzero, quando si fermò ai quarti di finale dello Slam vinto otto volte, record imbattuto.

Roger nella sua lettera spiega che si tratta di una “decisione agrodolce perché mi mancherà tutto ciò che il tour mi ha dato”, ma “allo stesso tempo, c’è molto da festeggiare. Mi considero una delle persone più fortunate al mondo. Mi è stato dato un talento speciale per il tennis, e ho giocato a livelli che non mi sarei mai nemmeno immaginato, per più tempo di ciò che ritenevo possibile”.

Quindi spazio ai ringraziamenti, a partire dalla famiglia: “La mia meravigliosa moglie Mirka, che ha passato ogni minuto con me. Mi ha riscaldato prima delle finali, ha guardato innumerevoli partite anche durante le gravidanze, e ha sopportato il lato stupido di me per vent’anni durante il mio percorso. Voglio anche ringraziare i miei quattro meravigliosi bambini per avermi supportato, sempre pronti e vogliosi di vedere nuovi posti e di avere bei ricordi. Vedere la mia famiglia tifare per me dalla tribuna è una sensazione che amerò per sempre”, scrive Federer nella sua lettera. Poi “i miei genitori e la mia cara sorella, senza di loro nulla sarebbe stato possibile”.

Ma ringraziamenti vanno anche al team, gli sponsor e gli avversari, lui che in 24 anni di carriera ha affrontato in sfide epiche fenomeni come Rafa Nadal e Novak Djokovic, con cui ha diviso il trono di numero uno al mondo per decenni: “Abbiamo combattuto con correttezza, con passione e con intensità, e ho sempre dato il massimo per rispettare la storia di questo gioco. Mi sento davvero grato. Ci siamo sempre spinti l’uno con l’altro, e insieme abbiamo portato il tennis a nuovi livelli”.

Infine i tifosi: “Non saprete mai quanta forza mi avete dato. Il sentimento che si prova quando si entra in stadi pieni è stato uno dei più grandi della mia vita; senza di voi, i successi che ho avuto sarebbero stati vissuti in solitudine, invece che con gioia ed energia”.

Tornando indietro nel tempo, Federer ricorda come “quando è iniziato il mio amore per il tennis, ero un raccattapalle a Basilea. Guardavo i giocatori con meraviglia. Erano come dei giganti per me, e così ho iniziato a sognare. I miei sogni mi hanno condotto a lavorare sempre più duramente e ho iniziato a credere in me stesso. Alcuni successi mi hanno dato fiducia e così ho iniziato questo meraviglioso viaggio che mi ha portato fino a questo giorno. Quindi, voglio ringraziarvi tutti dal profondo del mio cuore, grazie a tutti coloro nel mondo che hanno aiutato i sogni di un giovane raccattapalle svizzero a diventare realtà”. E poi l’ultimo ringraziamento, nell’ultima frase del comunicato: “Al gioco del tennis, ti amo, e non ti lascerò mai”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia