Ci sono donne, uomini, bambine e bambini nel pacifico corteo organizzato da “Non una di meno” per le vie di Roma. Tutti in marcia per dire basta alle violenze sulle donne. Un corteo che avviene a poche ore dal massacro di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30enne incinta, uccisa dall’amante nel palermitano. Colore, musica, balli e canti. La coda del corteo ‘Non una di meno’ offre una gioiosa vibrazione sonora alla quale è difficile resistere. Sono i ragazzi e le ragazze della Murga. Vengono da ogni parte d’Italia, tra loro anche studenti stranieri. Il tam tam è partito via social e si sono mascherati da perfetti giocolieri (come vuole la tradizione argentina) hanno portato con sé gli strumenti e si sono riuniti a Roma per partecipare a una manifestazione che è anche festa. “Siamo in centomila”hanno detto le organizzatrici del corteo, invece, le forze dell’ordine presenti sul posto le manifestanti sarebbero cinquemila.

È partito da piazza della Repubblica il corteo organizzato, per il quarto anno consecutivo,  per manifestare contro ogni forma di violenza sulle donne (maschile e di genere) quando è alle porte la giornata nazionale dedicata al tema, in calendario il 25 novembre. In testa lo striscione con la scritta “Contro la vostra violenza siamo rivolta” sorretto dalle attiviste con viso celato da una maschera di Lucha Y Siesta, il centro antiviolenza a rischio sfratto poichè situato in uno stabile di Atac che la società partecipata vorrebbe alienare. Alle 16,30 il corteo si ferma e le manifestanti si sono sedute a terra e son rimaste in silenzio assoluto 5 minuti per poi esplodere in un grande grido collettivo “di gioia, di rabbia, e lotta”. Molte le attiviste con una lacrima disegnata o il naso colorato di fucsia in memoria di Daniela Carrasco “Mimo”, ritrovata torturata e uccisa dopo aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro il governo. Il corteo ha attraversato viale Luigi Einaudi, via Cavour, piazza Esquilino, via Liberiana, via Dello Statuto, piazza Vittorio, via Emanuele Filiberto, fino all’arrivo in piazza San Giovanni.

Raggi, Raggi, tu cadrai, se i luoghi delle donne non difenderai”, hanno gridato i manifestanti. Il riferimento e’ alla ‘Casa delle donne’, con la storica sede di Trastevere nello stabile del ‘Buon Pastore’ da anni al centro di una vertenza con il Campidoglio M5s che vorrebbe mettere a bando il servizio.

“Moderno medioevo doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione”; “ci dite che non dovremmo andare in giro di notte: anche questa è violenza”; “frocie sempre, razziste mai”; “famiglia naturale? No frizzante”; “amore libero. Libera decisione sui nostri corpi, nessun padrone”; “siamo il grido di quelle senza più voce”. Sono tante le scritte che appaiono sui cartelli che tengono alti le manifestanti durante il corteo. “In piazza perché la violenza maschile sulle donne è ancora un dato drammatico nella nostra società. La punta dell’iceberg sono i femminicidi: quest’anno siamo già a 96 donne morte. L’ultimo oggi a Partinico”, sottolinea Tatiana Montella del movimento Non una di meno. “La violenza maschile sulle donne – aggiunge- è un dato strutturale: ogni quarto d’ora una donna subisce violenza, ogni 3 giorni una donna viene uccisa”. Secondo Montella serve più che mai “finanziare i centri antiviolenza” e avere una cultura e una formazione diverse per contrastare un fenomeno che è dramma sociale. “Saremo sempre in piazza – promette – fino a che la violenza non sarà più strage nel mondo”.

“Purtroppo sembra un virus, una cosa terrificante che avviene e che non desta quello scandalo sociale che dovrebbe”, ha detto Laura Boldrini, commentando i dati dei femminicidi in Italia. “Questa manifestazione, invece, vuole riportare l’attenzione su questo tema. Non solo stando accanto a tutte le donne che combattono questo fenomeno, ma anche per dire che siamo qui per chiedere protagonismo, centralità e capacità di incidere nel nostro Paese, dove ancora le donne sono sempre tenute un po’ al margine e dove devono faticare dieci volte più degli uomini per avere lo spazio che meritano. Una manifestazione contro ogni tipo di violenza sulle donne – ha concluso – ma anche per riaffermare la centralità delle donne nella società”.

Il contrasto alla violenza maschile contro le donne “deve passare attraverso misure concrete. Siamo stanche di approcci politici securitari e di risposte a un problema che viene vissuto come ermergenziale, mentre la violenza maschile contro le donne è profondamente radicata nella cultura della struttura di questo Paese”, sottolinea Lella Palladino, presidente dell’associazione D.i.Re, nel corso della manifestazione. “Abbiamo bisogno di una narrazione diversa, che venga fatta una connessa diretta tra subire violenza e discriminazione di genere. Perché c’è un problema di potere maschile che si esercita sui corpi e sulla vita delle donne”, conclude.