Virginia Raffaele mette in scena Samusà e sulla scena sale una parte del nostro Paese che ha parlato a tutti quelli che l’hanno conosciuto e dispiace tanto per coloro, a cui per età o per qualsiasi altra ragione, quella storia magica è stata negata. Virginia Raffaele racconta la sua storia, le sue origini che cominciano in un grande lunapark sul limitare di una grande città piena di storie, Roma. Lì c’è LunEur, il parco divertimenti dell’Eur, dove diverse generazioni di bambini hanno spalancato gli occhi dallo stupore e si sono messi alla prova, vincendo paure di ogni genere, da quella del vuoto a quella di un insuccesso in un gioco, che è anche una sfida. Lì si poteva sentire il profumo dei tigli.

Virginia Raffaele è una straordinaria interprete di sé stessa, tanto da poterlo fare senza sforzo apparente e senza posa nei confronti di personaggi che hanno animato e animano il palcoscenico dello spettacolo e che, in esso, hanno guadagnato fama e fortuna. Quel che colpisce in tutte queste interpretazioni è la capacità di rivelare nel suo trascendimento la verità intera delle personalità messe a nudo, seppure con tutta la carica di empatia collocata nell’operazione. Basterebbe tutto questo per spiegare il successo che arride allo spettacolo, ma c’è in esso dell’altro che non dovrebbe invece andare perso. È lo sguardo critico, seppure complice, che viene attratto e che illumina una storia che ci appartiene e a cui apparteniamo, una storia del nostro Paese. La sua lente di ingrandimento ne rivela anche le pieghe nascoste dal pensiero corrente, quello che oggi si chiama il mainstream.

Nello spettacolo, il linguaggio espressivo sarebbe piaciuto molto a Umberto Eco, viene spezzato, scena per scena, quadro per quadro, interpretazione per interpretazione, la divisione tra alto e basso della cultura, tra il colto e il popolare. Essi vengono stravolti e ricomposti nel racconto di una vita, di una situazione, di un gioco. È la vita del lunapark dove realtà e metafora, esperienza e fantasia, si mescolano in un tempo sospeso. Vengono in mente, vicini tra loro, le giostre e il circo. Insieme sono stati cacciati dalla quotidianità, da una modernizzazione cieca e cinica, e che possono tornare a vivere nel ricordo e nella poesia. Il Samusà di Virginia Raffaele potrebbe allora far pensare al circo di Federico Fellini, accomunati in una nostalgia struggente che si dischiude in sprazzi di nuova speranza. Non credo sia mancare di rispetto al maestro sostenere che Virginia vada oltre. I giostrai non sono solo un’invenzione artistica, sono persone reali, hanno un nome e un cognome che lei conosce bene. Questi hanno una loro lingua, un loro codice, per loro la ruota, il tirassegno sono strumenti di lavoro e insieme parte di un universo abitato da una comunità capace di ospitare il mondo intero, a cominciare dai bambini e dalle famiglie che ne vogliono condividere le gioie. Da lontano essi sono schermati dai luoghi comuni: sono tutti rom.

Virginia spezza lo schermo e rivela la vita viva dei giostrai e la magia del lunapark. Fellini si ferma alla sua riesumazione fantastica, Virginia Raffaele ne fa vivere la memoria che irrompe sulla scena. Per lei, il dolore della perdita è reale e qui sulla scena dà una forza particolare, un’illuminazione, a un ricordo che interpreta un tempo e un mondo. La comicità non porta fuori strada, essa contagia e ti conduce lì nel mondo dei giostrai. Il dolore scaturisce concretamente dalla violenta e insensata chiusura del parco divertimenti, del LunEur, avvenuta nel 2006, con la dispersione di un mondo intero e con la deprivazione imposta a quei costruttori di sogni, i giostrai, e ai sognanti bambini che lì si mettevano dentro loro una fantasia che non morirà mai.

La grande ruota che gira racconta agli innocenti che si sale e si scende anche nella vita, l’importante è prendere fiato. Di fiato, Virginia Raffaele ne ha tanto, tanto da scavalcare anche la lezione dei maestri per parlarci di noi oggi e suggerirci di prendere forza, ridendo e piangendo, da una storia di ieri. Anche lei come Pasolini ci parla delle lucciole. Esse sono state cacciate dal mondo, ci è stata imposta la loro perdita, ma esse possono tornare con il mondo delle giostre.

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Politico e sindacalista italiano è stato Presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008. Segretario del Partito della Rifondazione Comunista è stato deputato della Repubblica Italiana per quattro legislature ed eurodeputato per due.