Una docu-serie destinata a far discutere. ‘Sarah. La ragazza di Avetrana’ ricostruisce in quattro puntate la scomparsa di Sarah Scazzi, avvenuta nell’agosto di undici anni fa nel tarantino, ripercorrendo tutta la vicenda concentrandosi in particolare sulla sua spettacolarizzazione.  Secondo il verdetto della Corte Suprema di Cassazione emesso il 21 febbraio del 2017, ad uccidere Sarah Scazzi nel 2010 sono state la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano, condannate all’ergastolo per omicidio volontario. Lo zio Michele Misseri invece è stato condannato a 8 anni di reclusione per occultamento di cadavere e inquinamento delle prove relative al delitto.

Sarah fu uccisa il 26 agosto del 2010 ad Avetrana, in provincia di Taranto, a soli quindici anni. La storia dell’omicidio ebbe grande impatto mediatico: a intervenire fin dal primo momento in quello che sembrava essere il caso di una scomparsa fu il programma televisivo ‘Chi l’ha Visto?’. L’annuncio del ritrovamento del corpo della ragazzina, avvenuto il 6 ottobre del 2010, fu dato nel corso della puntata della trasmissione di Rai 3 con la cugina Sabrina Misseri in collegamento da Avetrana. Michele Misseri fu interrogato nel corso della nottata per 10 ore e indicò agli investigatori il luogo in cui era stato occultato il cadavere.

Ora la storia dell’omicidio diventerà una serie-documentario in onda su Sky dal 23 novembre e in streaming su Now TV.

LA SCOMPARSA – Nell’arco dei 12 minuti necessari per percorrere 600 metri dalla sua abitazione fino a quella degli zii Michele Misseri e Cosima Serrano, Sarah sparisce. La quindicenne si stava dirigendo verso casa della cugina Sabrina allora 22enne, e insieme sarebbero dovute andare al mare. Nonostante la differenza d’età, erano molto legate. Sabrina portava con sé Sarah durante le uscite serali con la comitiva di suoi coetanei.

Dopo la sua sparizione i testimoni raccontarono di aver visto la ragazzina percorrere la breve strada tra le due abitazioni. In seguito Sabrina affermò davanti agli inquirenti e alla stampa di non averla mai vista arrivare all’appuntamento. Dopo aver provato a chiamarla più volte, diede l’allarme alle forze dell’ordine. “L’hanno certamente rapita” disse all’amica Mariangela Spagnoletti che avrebbe dovuto andare in spiaggia con loro quel pomeriggio.

Concetta Serrano, la mamma di Sarah, denunciò la scomparsa la sera stessa. La prima pista seguita dagli inquirenti (e dalla stampa) fu quella del rapimento a scopo di riscatto. Le condizioni economiche della famiglia Scazzi però non avrebbero giustificato un’azione del genere. La quindicenne, infatti, viveva da sola con la madre mentre il padre e il fratello Claudio lavoravano a Milano come muratori. La seconda strada percorsa quindi fu subito quella dell’allontanamento volontario per raggiungere gli altri due componenti della famiglia. Iniziarono quindi le indagini per individuare un complice che potesse averla aiutata a partire.

ZIO MICHELE E IL CELLULARE – Il 29 settembre del 2010 lo zio Michele Misseri ritrovò il cellulare della nipote in un uliveto. Il dispositivo era senza batteria e scheda sim. Misseri raccontò di essersi recato in campagna per recuperare un cacciavite dimenticato e di aver trovato in quelle circostanze il cellulare. Disse di aver riconosciuto il dispositivo elettronico grazie a un ciondolo a forma di lattina legato allo schermo. Il 29 settembre del 2010 Sarah era ormai scomparsa dal 33 giorni e le ricerche sembravano essere un continuo buco nell’acqua nonostante le continue segnalazioni di avvistamenti in tutta Italia.

IL RITROVAMENTO IN DIRETTA E LA CONFESSIONE – Misseri affrontò cinque giorni di interrogatori prima di confessare il 6 ottobre del 2010. Agli inquirenti disse di aver ucciso Sarah con una corda all’interno del suo garage. Durante la confessione aggiunse di aver abusato della nipote dopo averle tolto la vita per poi gettare il corpo in un pozzo. La sera del 6 ottobre Federica Sciarelli annunciò in diretta tv l’ultimo sviluppo delle indagini durante il collegamento con la cugina Sabrina e la mamma della quindicenne Concetta Serrano.

Una volta in carcere Misseri cambiò presto versione: il 15 ottobre chiamò in causa la figlia Sabrina, sostenendo di aver ucciso la quindicenne mentre lei la tratteneva. L’autopsia nel frattempo smentì l’abuso sessuale sul cadavere e in una nuova ulteriore versione dei fatti lo zio di Avetrana attribuì tutte le responsabilità alla figlia, rivelando di aver partecipato solo all’occultamento di cadavere.

LA GELOSIA DI SABRINA – La cugina fu arrestata il 15 ottobre del 2010 con l’accusa di omicidio volontario. Il movente fu fornito dal padre Michele durante l’ultimo interrogatorio: la figlia aveva litigato con Sarah per un ragazzo proprio il giorno prima del delitto. Le due si erano infatti innamorate di Ivano Russo, un amico dell’allora 22enne. Ignaro dei sentimenti di Sarah, Ivano aveva avuto una relazione con Sabrina e aveva poi interrotto il rapporto bruscamente. Gli inquirenti analizzarono gli sms scambiati con la ragazza a caccia di ulteriori indizi. Ivano Russo, allora 26enne, raccontò dei suoi rapporti con la quindicenne Sarah, reputata “una bambina e una tenera amica”. Agli inquirenti disse di non aver mai neppure intuito i sentimenti della quindicenne. Sostenne inoltre di non aver mai incontrato la ragazzina prima dell’omicidio.

Secondo i giudici del ‘processo ai silenzi sul caso Avetrana’ chiuso nel 2020, Ivano ha mentito per 10 anni sul suo ruolo nel delitto. L’allora 26enne avrebbe infatti incontrato Sabrina e la cugina circa 30 minuti prima dell’omicidio, contrariamente a quanto detto in aula. Secondo i magistrati, anche la madre e il fratello del giovane si resero complici della falsa ricostruzione fornita ai pm. Russo è stato condannato a 5 anni di reclusione

IL RUOLO DI ZIA COSIMA – Con il prosieguo delle indagini la figura di Cosima Serrano iniziò ad assumere sempre più rilevanza nella storia. Il fioraio del posto raccontò di aver visto Sabrina e Cosima inseguire Sarah in auto per poi costringerla a salire a bordo. Successivamente ritrattò quanto rivelato dicendo di aver “sognato tutto”. L’uomo fu accusato di false dichiarazioni al pm.

Le indagini si conclusero con l’arresto di Cosima il 26 maggio del 2011 accusata di concorso in omicidio e sequestro di persona. Cambiò anche la posizione di Michele, ritenuto responsabile solo di aver occultato il cadavere. Secondo gli inquirenti, Cosima non aveva buoni rapporti con la sorella Concetta ormai da diversi anni. La donna aveva comunque continuato a vedere la nipote Sarah, legatissima alla sua famiglia e alla cugina 22enne. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe aiutato Sabrina ad uccidere la ragazzina spinta dall’astio nei confronti della sorella e dalla nuova rivalità tra la figlia 22enne e la vittima.

LA DINAMICA DELL’OMICIDIO – Sarah avrebbe raggiunto casa della cugina per andare insieme a lei in spiaggia la mattina del 26 agosto 2010. Uscite da casa Sabrina e la cugina 15enne avrebbero incontrato Ivano Russo in paese. L’allora 26enne avrebbe visto le due litigare animatamente e si sarebbe allontanato in fretta consapevole di essere lui l’oggetto della discussione. La 15enne avrebbe infatti rivelato ad alcuni amici più grandi che Sabrina era stata respinta da Ivano poco prima di un rapporto sessuale, scatenando così l’ira della cugina.

La confessione avrebbe potuto compromettere la reputazione di Sabrina nel piccolo centro , secondo quanto sostenuto dall’accusa. Quindi l’astio tra le due avrebbe portato la 22enne ad aggredire e uccidere Sarah all’interno della propria abitazione con l’ausilio di una cintura. Dopo l’omicidio, il corpo è stato portato in garage e fatto successivamente sparire dallo zio Michele con l’aiuto del fratello Carmine e del nipote Cosimo Cosma. Secondo i pm, il delitto è stato l’apice di una situazione di estrema tensione tra i nuclei familiari di Sabrina e Sarah.

LE CONDANNE – Il 21 febbraio del 2017 la Cassazione confermò l’ergastolo per Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano ritenendo giusta la sentenza già emessa il 27 luglio del 2015 dai giudici d’appello. Michele Misseri, zio della vittima, fu condannato a 8 anni di reclusione per occultamento di cadavere. Insieme ai tre principali protagonisti della vicenda furono condannati nel 2013 anche Carmine Misseri, fratello dello zio Michele e il nipote Cosimo Cosma. I due, secondo i magistrati, aiutarono il nucleo familiare ad occultare il corpo della 15enne gettandolo in un pozzo e coprendolo con un masso per evitare che le forze dell’ordine potessero individuarlo. Per entrambi i giudici decretarono 6 anni di reclusione con relativa interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Cosimo Cosma, nipote di Michele Misseri, morì nel 2014 dopo una lunga malattia. Condannato nell’ambito del troncone del processo sui depistaggi riguardanti il caso di Avetrana anche Ivano Russo, il 26enne oggetto della lite tra Sabrina e Sarah poco prima dell’omicidio. Il giovane avrebbe dovuto scontare in primo grado 5 anni di reclusione per l’accusa di false informazioni al pm e falsa testimonianza alla Corte d’Assise. Per lui il reato è entrato in prescrizione nel giugno di quest’anno.

Nel vortice dell’inchiesta sul giallo di Avetrana sono stati risucchiati anche personaggi legati in maniera fortuita alla famiglia Misseri. Questo è il caso di Giuseppe Nigro, albergatore che per mesi ospitò nella sua struttura le troupe televisive e i giornalisti impegnati a seguire il caso. L’uomo avrebbe, secondo gli inquirenti, cercato di coprire la suocera Cosima Serrano fornendole un alibi per il giorno del delitto. Nigro è stato condannato a 2 anni di reclusione e gli è stata consentita la sospensione condizionale della pena. Condannato a un anno e quattro mesi (con sospensione della pena) Vito Russo Jr, ex legale di Sabrina Misseri, per favoreggiamento personale.

LE ULTIME NOTIZIE – Le ultime novità riguardano il secondo troncone delle indagini per depistaggio. Sono state infatti annullate le condanne di Ivano Russo e Michele Misseri che in questo frangente avrebbe dovuto scontare 4 anni di reclusione per aver mentito ai giudici autoincolpandosi del delitto. La condanna a 3 anni di reclusione è caduta in prescrizione anche per Alessio Pisello, amico di Sarah e Sabrina accusato di falsa testimonianza, Elena Baldari (mamma di Ivano Russo), Anna Lucia Pilchierri (moglie di Carmine Misseri), Claudio Russo (fratello di Ivano).

La nuova docu serie: Sarah. La ragazza di Avetrana, è una riflessione su un caso che ha ancora molti coni d’ombra e, nonostante tre sentenze abbiano messo un punto sulla vicenda giudiziaria dell’omicidio di Sarah Scazzi, qualcuno sta ancora lottando per affermare un’altra verità. Come Franco Coppi, avvocato di Sabrina Misseri, condannata all’ergastolo insieme a Cosima, che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tra gli intervistati della serie anche il fioraio di Avetrana, testimone chiave del processo, che per la prima volta dopo dieci anni, torna a raccontare la sua versione dei fatti.

Gianni Emili