C’è una donna, Rosa Zagari, compagna di un ex superlatitante, Ernesto Fazzalari, in carcere per aver aiutato il suo compagno a eludere la pena, condannata in primo grado, in attesa di appello. Rosa sta in carcere, è scivolata nella doccia qualche mese fa, ha riportato gravi lesioni alla schiena. È rimasta in carcere, spostata dalla cella nel reparto medico della prigione. C’è una donna, Teresa Moscato, madre di Rosa, convinta che le cure alla figlia siano insufficienti, teme che rimanga paralizzata. C’è un appello che gira perché si faccia quanto possibile, quanto giusto, per aiutare una a stare bene e l’altra a non temere. È uno di quegli appelli che girano poco, fra i soliti fessi convinti che l’umanità venga prima di tutto. A queste cose, a quelli che stanno in galera, anche i buoni ci badano poco. Sì, anche i buoni, se c’è puzza di mafia, e anche se è tutta da dimostrare storcono il naso, si allineano a tutti quelli che ogni giorno criticano, con quelli che dispensano odio, e che in genere sono coerenti: odiano tutti allo stesso modo.

Quelli che sono buoni no, in genere amano ma poi sanno anche ferocemente odiare. Per loro qualunque giudice o agente è cattivo a prescindere se tocca un Lucano, è sempre nel giusto se persegue un pungiuto o presunto tale. Agenti e magistrati stanno sempre nel male, contro i Cucchi, nelle Genova varie, e sono angeli del bene sempre e comunque contro i palermitani scaltri. E ognuno è libero di essere buono o cattivo a piacimento, di affogarsi nelle proprie ipocrisie. Ci sono due donne che soffrono e io, a Rosa e a Teresa, auguro a una di ritrovare la salute e all’altra la pace.