L’Arpac ha pubblicato la mappa degli scarichi in mare, il censimento segnala la tipologia e la posizione dei punti di immissione. Gli scarichi individuati dall’agenzia regionale per la protezione ambientale sono 475. In molti casi non sembrano minare la qualità delle acque e non risultano pericolosi per la salute dei bagnanti, se non in casi eccezionali. «Ma costituiscono pur sempre un pericolo per la salute dei cittadini e un danno enorme per il mare quando si verificano forti piogge – spiega Salvatore Trinchillo, vicepresidente del sindacato italiano balneari (Sib) – In quel caso l’acqua piovana si mischia a quella delle fogne e il tutto va a finire a mare. Servono più controlli sullo sversamento dei reflui». Ma c’è un altro problema.

«L’altra questione è costituita dai criminali senza scrupoli – continua Trinchillo – che, approfittando dei canali dell’acqua piovana che non ha bisogno di essere depurata perché ritenuta melmosa ma non inquinante e quindi indirizzata direttamente verso il mare, sversano acque reflue che si confondono con la pioggia ma che arrivate in mare creano inquinamento e danni». Oltre alle azioni criminali resta il malfunzionamento di moltissimi impianti fognari situati in diversi comune della regione. Negli ultimi anni, però, sono stati registrati una crescente attenzione verso l’inquinamento marino e un potenziamento dei controlli degli scarichi. Tanto che anche chi non sarebbe tenuto a farlo cerca di vigilare sulle zone destinate alla balneazione.

«In quanto gestori di stabilimenti balneari – sottolinea Trinchillo – non abbiamo alcun obbligo di controllare l’inquinamento o la presenza di scarichi in mare, ma lo facciamo ugualmente per etica e per offrire una collaborazione concreta agli organi preposti che sono sovraccaricati di lavoro». I gestori delle spiagge dovrebbero occuparsi solo del bene demaniale che hanno avuto in concessione, «ma negli anni abbiamo segnalato tantissime situazioni poco chiare e potenzialmente pericolose – racconta Trinchillo – e ci sono zone particolarmente critiche come Licola, in penisola sorrentina e in altre località. Sono circa 15 i luoghi che riteniamo a rischio e che creano una disparità tra zone dove la balneazione è assolutamente sicura e altre dove lo è meno o addirittura vietata».

L’Arpac svolge controlli scrupolosi. Probabilmente non basta, visto il nostro mare continua a essere inquinato. Quale potrebbe essere la soluzione per rendere sicure tutte le spiagge della costa campana? «Bisogna creare un corpo speciale dedicato solo al controllo dell’inquinamento delle acque – suggerisce Trinchillo – Serve una task force che vigili non solo in mare, ma anche a terra, ovvero che faccia controlli a tappeto su privati ed enti pubblici che scaricano in mare».