In Campania tasse sui rifiuti più alte in Italia, servizio pessimo, sacchetti quasi entrati a far parte dell’arredo urbano e una storia segnata da ombre e operazioni poco cristalline. Come uscire da questo impasse? «Innanzitutto servono impianti per il trattamento dell’umido sul territorio – spiega Paolo Bidello, coautore del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani del 2012 – Il problema è questo: quando un chilo di multimateriale arriva presso un impianto, 750 grammi vengono trasformati in materia prima e 300 sono scarto. Questi ultimi 300 vanno smaltiti o, meglio, hanno bisogno dell’inceneritore che non c’è e quindi devono essere smaltiti fuori Regione. Risultato? Tasse alle stelle». Oggi, in Campania, c’è solo un impianto che si occupa di questa operazione. È quello di Acerra, ma non è sufficiente a fronte della quantità di immondizia che produce la Regione.

Come risolvere la questione delle tasse? «Bisognerebbe adottare la così detta “tariffa contatore” – suggerisce Bidello – ovvero far pagare ai cittadini una tariffa in base alla quantità di rifiuti prodotta, ma soprattutto in base a come gli stessi cittadini differenziano e a quanto può essere recuperato. Sarebbe un incentivo enorme per iniziare a far funzionare la gestione dei rifiuti». Oggi, in Campania, nessun Comune ha adottato questa forma di tariffazione e le amministrazioni sembrano andare nella direzione opposta al risparmio e allo smaltimento “intelligente” dei rifiuti. «Oggi c’è uno sperpero di denaro enorme – dice Bidello – e una cattiva amministrazione che, oltre a non saper organizzare il comparto rifiuti, deve rincorrere anche l’inciviltà delle persone che abbandonano in strada qualsiasi oggetto in barba a tutte le regole. Si paga moltissimo non solo per esportare i nostri rifiuti altrove, ma anche perché la strafottenza regna sovrana». Certo, le istituzioni dovrebbero fare di più, ma anche i cittadini dovrebbero fare la loro parte, altrimenti è una battaglia persa in partenza.

«Le faccio l’esempio di Giugliano, terza città della Campania per numero di abitanti e comune non capoluogo di provincia più popoloso d’Italia – racconta Bidello – Lì si pagano circa 800mila euro all’anno per la raccolta straordinaria, cioè per la rimozione di immondizia e ingombranti gettati qui e lì senza criterio. Con 800mila euro l’anno le amministrazioni potrebbero assumere un esercito dedicato al controllo della gestione dei rifiuti». E arriviamo a un altro nodo critico del problema immondizia: il controllo e la contrattualistica. «Gli organi competenti sono impreparati – aggiunge Bidello – spesso firmano contratti con le aziende non vantaggiosi e poi non sanno controllare la trasparenza delle aziende preposte alla raccolta dei rifiuti destinati agli impianti di smaltimento».

Per legge ci dovrebbe essere una direzione di esecuzione del contratto, ovvero, qualcuno incaricato di accertare che le ditte appaltatrici eroghino i servizi in maniera corretta e conformemente a quanto stabilito nel contratto. «Manca il controllo e una cultura dell’amministrazione, troppo spesso le imprese vengono lasciate sole. Ma il problema principale – conclude Bidello – è che fino a quando la politica, di qualsiasi colore politico essa sia, non deciderà di fare, saremo sempre al punto di partenza. Fino a oggi si è deciso di non decidere. E questo è il risultato».