La Campania produce 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno. In termini pro capite il dato è in linea con la media delle regioni meridionali e inferiore alla media nazionale. Per la Campania lo smaltimento dei rifiuti urbani è sempre stato un tasto dolente, ma forse una soluzione c’è: la Tarip, ovvero una tariffa puntuale. La gestione dei rifiuti urbani è di competenza dei Comuni che devono coprire i costi dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti. La maggior parte delle amministrazioni finanzia il servizio applicando la Tari una tassa (la tassa sui rifiuti che considera indicatori presuntivi della produzione di rifiuti). Negli ultimi anni, però, in Italia un numero crescente di enti ha applicato modalità di tariffazione basate su sistemi di misurazione puntuale delle quantità di rifiuti conferiti, la Tarip, ottenuta tramite specifici dispositivi che consentono di identificare l’utente e di misurare la quantità nonché la tipologia dei rifiuti effettivamente conferiti. Un sistema di riscossione puntuale che crea una tassa ad hoc per ogni cittadino.

Da una ricognizione sulle delibere comunali relative all’anno 2018 risulta che nel nostro Paese circa 780 Comuni applicano forme di tariffazione puntuale, si tratta principalmente di enti di piccole dimensioni (l’83 per cento ha meno di 10.000 abitanti) e in gran parte del Nord Est (84 per cento). In Campania nessun comune ha adottato la tariffa puntuale, eppure è una strategia rivelatasi vincente. A rivelare dati e numeri è una ricerca condotta da Banca d’Italia sulla gestione e sullo smaltimento dei rifiuti urbani. Confrontando alcuni indicatori di domanda e di offerta del servizio di rifiuti per un campione di Comuni campani che applica la Tari (campione Tari) con un gruppo di Comuni italiani, simili per dimensione, che finanzia il servizio con la tariffazione puntuale (Comuni Tarip), si osserva che la percentuale di rifiuti differenziati nei Comuni campani è minore rispetto al gruppo Tarip.

Tale analisi suggerisce che, qualora il campione campano ricorresse alla tariffazione puntuale, otterrebbe un miglioramento nella qualità della raccolta e una riduzione dei costi del servizio. Osservando la situazione dei rifiuti su scala internazionale, infatti, si evince che l’adozione della Tarip incentiva a produrre meno rifiuti e a differenziare di più, riducendo, in questo modo, i costi di gestione che in Campania sono elevatissimi: rappresentano circa un quarto delle spese correnti comunali, un valore significativamente superiore alla media nazionale. Un’organizzazione che costituisce un obbligo gravoso, spesso dai risultati disastrosi, tanto che nel 2015, a causa dell’inesatta applicazione della direttiva «rifiuti» in Campania, l’Italia fu condannata a pagare una somma forfettaria di 20 milioni di euro e una penalità di 120,000 euro per ciascun giorno di ritardo.

La Corte di giustizia dell’Unione europea motivò la sanzione, ponendo l’accento sul problema dell’eliminazione delle «ecoballe» e il numero insufficiente di impianti per il trattamento dei rifiuti urbani nella regione Campania. in Regione operano 16 impianti, ma il problema principale resta lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati che richiedono un processo molto più costoso rispetto a quello dei rifiuti differenziati. Le caratteristiche della produzione di rifiuti i limiti nella capacità di smaltimento degli impianti si riflettono sui costi di gestione del servizio: in Campania sono più elevati rispetto alla media sia delle regioni meridionali sia italiana (44 centesimi di euro per chilogrammo di rifiuto, contro 40 e 34, rispettivamente). Al divario contribuiscono tutte le fasi di lavorazione dei rifiuti: la fase di raccolta mostra costi elevati per quanto riguarda i rifiuti indifferenziati. Ed è qui che trova spazio l’idea che una tariffazione puntuale aumenterebbe la percentuale di rifiuti differenziati, riducendo i costi di gestione.