Sul documento approvato dalla giunta si legge: «Il Comune di Napoli permane nella condizione di ente in riequilibrio finanziario pluriennale». Fuori dai tecnicismi si avverte la sensazione di una gestione sempre più in rosso. Il rendiconto di bilancio mette nero su bianco i risultati dell’amministrazione nel 2019 e sbatte in faccia a tutti, politici e cittadini, la cifra del debito di Palazzo San Giacomo sotto la guida di de Magistris: 2,7 miliardi di euro. Un miliardo in più rispetto a quello della giunta Jervolino che l’aveva preceduto. Una sentenza della Corte costituzionale, sollecitata dalla Corte dei Conti, ha contribuito a mettere in risalto questo risultato.

Come? Il contenzioso con il Comune si basava su una diversa interpretazione della norma che regola la modalità di contabilizzazione del Fondo liquidità, soldi che lo Stato stanzia a favore dei Comuni per determinati fini, come il pagamento dei creditori negli esercizi correnti, e che Palazzo San Giacomo aveva impiegato per coprire un miliardo di euro di debito. Sotto accusa c’era finita la procedura adottata e sul caso è intervenuta prima la magistratura contabile e poi la Consulta. Un emendamento, proposto a febbraio da Pd e Cinque Stelle per mille Comuni italiani, ha poi evitato il default dell’amministrazione comunale. Tuttavia si è arrivati a scoprire quel miliardo di debito in più rispetto al passato che adesso aumenta le incertezze sul futuro della città.

In una nota di Palazzo San Giacomo si commentano i risultati del rendiconto con un certo ottimismo: «Nonostante un anno caratterizzato dal permanere di una politica di tagli dei trasferimenti da parte del governo il rendiconto 2019 presenta un risultato di amministrazione che rappresenta l’equilibrio fra entrate e spese nell’anno 2019 con un segno positivo di 1,7 miliardi di euro». Eppure, a sfogliare il documento contabile spiccano alcune voci. Il 2019 sia era aperto con un fondo di cassa pari a 112.958.721,06 euro e si è chiuso con un totale di 59.111.007,95 euro. Di mezzo ci sono riscossioni, fra residue e di competenza dell’esercizio considerato, per un totale di 3.859.998.629,95 e pagamenti, fra residui e di competenza, per 3.913.846.343,06 euro complessivi. Quanto ai Fondi accantonati nel risultato di amministrazione per il 2019, le voci più rilevanti riguardano il Fondo crediti dubbia esigibilità che ammonta a poco più di due miliardi di euro, il Fondo contenzioso a 295.801.458,99 euro, il Fondo anticipazione liquidità 995 milioni di euro.

Mentre nessuna variazione è stata registrata per il Fondo perdite società partecipate di un milione di euro. Dalla ricognizione dei debiti fuori bilancio di gennaio 2020 è emerso un totale pari a oltre 5 milioni di euro. A ciò deve aggiungersi il debito fuori bilancio relativo al conferimento di rifiuti indifferenziati trattati dalla Sapna della Città Metropolitana di Napoli: nel corso del 2019, con l’approvazione della relativa nuova tariffa, la spesa in questione ha subìto un aumento per un totale di 7.796.999,38 euro. Oltre 500mila euro sono stati spesi per lavori di somma urgenza.

Non trascurabile la cifra della quota di extradeficit non recuperata che nel 2019 è stata di oltre sette milioni e 800mila euro, facendo arrivare il totale degli ultimi quattro anni a superare i 44 milioni di euro. È praticamente il totale del mancato recupero da ripianare nei prossimi anni, addirittura con la possibilità di un percorso trentennale. Sul rendiconto ha pesato la mancata vendita della rete del gas, la cui alienazione è stimata in circa 34 milioni di euro ed è slittata in conseguenza di una sentenza del Tar Campania, e una serie di voci non finanziarie rappresentate da quote dei fondi accantonati e vincolati determinando disavanzi. E anche se il 2019 è stato l’anno delle oltre 500 assunzioni e delle stabilizzazioni per potenziare l’area riscossione ed entrate, con questi conti in tanti in città faticano a essere ottimisti.