Nelle casse dei Comuni si stima circa il 2,8% delle entrate correnti in meno rispetto all’anno precedente, 120 milioni di euro secondo dati aggiornati a maggio. Uno studio condotto da Bankitalia sull’economia campana e coordinato da Paolo Emilio Mistrulli, ha messo in evidenza gli effetti della pandemia da Covid-19 sulla finanza pubblica. Tensioni di liquidità sono state evitate con l’anticipo del fondo di solidarietà a fine marzo (509 milioni di euro) e il fondo per le funzioni fondamentali (62 milioni), oltre che con il rinvio del pagamento delle quote capitale dei mutui. Ma se proseguissero gli effetti e le misure di esenzione a favore dei contribuenti, la perdita a fine anno potrebbe attestarsi al 10% delle entrate correnti. Un duro colpo per le finanze pubbliche campane, già caratterizzate mediamente da criticità finanziarie.

La pandemia ha colpito l’economia della nostra regione in una fase in cui la ripresa iniziata nel 2014 si era arrestata. E negli ultimi mesi di emergenza sanitaria, i Comuni hanno dovuto fronteggiare maggiori spese a fronte di cali nelle entrate, dovuti in particolare al blocco delle attività disposto durante il lockdown per limitare il contagio e alle misure di esenzione a favore delle categorie di contribuenti maggiormente colpite dalla crisi. Escludendo, dunque, il primo bimestre dell’anno che non è stato influenzato dalla crisi, si prevede un calo del 52,6% delle entrate correnti annue. A rischio perdite sono soprattutto le entrate sotto le voci Imu, Tari e addizionale Irpef, a cui si aggiungono quelle relative a imposte di soggiorno, pubblicità, occupazione di suolo pubblico. In calo anche le entrate extra tributarie correlate alla vendita di beni e servizi: i Comuni hanno incassato meno dal trasporto pubblico locale e per via della chiusura di musei, mense scolastiche e parcheggi a pagamento. Nei mesi di lockdown c’è stato anche un consistente calo delle contravvenzioni al codice della strada.

L’anticipo dell’incasso del 30% del Fondo di solidarietà comunale ha consentito di tamponare le criticità: per i Comuni della Campania è stato pari a circa 509 milioni di euro. Ma solo il 28,9% dei Comuni ha fatto ricorso alle anticipazioni di tesoreria, calate nel complesso del 65,5% e alcune iniziative governative hanno attenuato l’impatto sui bilanci pubblici della pandemia. Per i Comuni è stato erogato un anticipo di circa 62 milioni di euro e sono stati previsti fondi ad hoc per fronteggiare le perdite di gettito sulle singole entrate. Inoltre, sono state messe in campo due iniziative: un fondo per il pagamento dei debiti commerciali scaduti alla fine del 2019 e la sospensione per un anno del pagamento della quota capitale dei mutui contratti dai Comuni. Per i Comuni campani il beneficio in termini di risparmio di spesa ammonterebbe a 181,4 milioni di euro (il 5,8% della spesa corrente annua, il 6,7% in Italia). Il contributo principale (107 milioni) sarebbe offerto dai mutui erogati dalla Cassa depositi e prestiti. Ma com’era la situazione prima del Covid?

All’inizio del 2019 gli enti territoriali hanno evidenziato nel complesso un disavanzo: 858 euro pro capite quello della Regione, 109 euro pro capite quello delle province di Avellino e Benevento e della Città Metropolitana di Napoli, 47 euro per la provincia di Salerno (il dato casertano manca perché in amministrazione provvisoria). Secondo i dati del Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope), la spesa corrente primaria degli enti territoriali campani ha rallentato nel 2019 al 2% (dall’8,8% del 2018) e ciò ha avuto ricadute sugli acquisti di beni e servizi, scesi del 1,7%: si parla soprattutto di tagli a risorse destinate al trasporto pubblico locale, fattore comunque cruciale per la competitività territoriale e la riduzione dei costi di cogestione legati alla crescita delle aree urbane, e di attività di progettazione di lavori pubblici, scesi sia in numero sia in valore.

Hanno tenuto un po’ di più i lavori di manutenzione straordinaria di piccolo importo. Quanto alla Regione Campania, il 70% della spesa corrente è stata destinata al comparto sanità. E nei primi mesi del 2020, in fase di emergenza Covid, sono stati 908 i milioni di euro erogati per sostenere famiglie, micro-imprese, professionisti, lavoratori autonomi. Alla fine di maggio scorso risultavano 56 misure di incentivo, tra nazionali e locali, per un importo complessivo di 588 milioni di euro.