Che ruolo ha il sistema creditizio in un Paese che come l’Italia conta oltre un milione e seicentomila piccole e medie imprese, il 90,2% delle quali hanno tra uno e nove addetti, e con una prevalenza di ditte individuali del 68,5% a fronte di un 16,9% di società di capitali? «Le banche sono indispensabili per il finanziamento delle imprese, soprattutto quando le imprese sono di piccole e medie dimensioni e non possono rivolgersi al mercato dei capitali emettendo obbligazioni», spiega la professoressa Antonella Malinconico, ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università del Sannio che ha collaborato alla stesura del documento programmatico con cui l’Osservatorio regionale Banche & Imprese (Obi) ha inteso stimolare la crescita del Sud.

Con lei ragioniamo su uno dei fattori decisivi per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale. Potremmo definirlo il “Fattore B”, le banche. E sulle difficoltà di acceso al credito lamentate dalle imprese. «Le banche sono a loro volta imprese e in quanto tali devono rispettare una redditività corretta. Forniscono credito e vogliono farlo, ma a condizione di una non eccessiva rischiosità». E questa crisi di certo non aiuta. «Nelle valutazioni che fanno le banche sicuramente giocano un ruolo determinante le prospettive macroeconomiche. Ora – spiega l’economista Malinconico – lo scenario è negativo a livello mondiale e in Italia lo è di più, perché il Paese ancora non si era del tutto ripreso dalla crisi del 2008. Le banche vogliono finanziare le imprese, ma in uno scenario di crisi come quello attuale devono essere ancora più attente nella valutazione del merito creditizio. Il problema è che più le imprese sono piccole e opache e più è difficile per le banche valutarne l’affidabilità». E le previsioni, almeno per il medio termine, non sono incoraggianti.

«A livello macroeconomico le aspettative sono di un incremento dei default e da parte delle banche ci sono aspettative di maggiori perdite sui crediti già concessi e enorme attenzione sui nuovi prestiti da erogare. In futuro vedremo probabilmente imprese, soprattutto quelle meridionali, più in difficoltà e per due motivi, a parte il Covid». Quali? «Già successivamente alla grande crisi, la regolamentazione di vigilanza che controlla l’operatività bancaria era diventata ancora più rigida e severa e le banche più avverse al rischio. Questo rende più difficile per le banche finanziare, anche volendo farlo, le imprese più rischiose, e addirittura meno conveniente per certi aspetti. A ciò si aggiunge un dato, spesso non sufficientemente evidenziato ma importante, e riguarda la possibilità delle banche di recuperare con azioni esecutive il credito qualora diventasse deteriorato, dati i tempi lunghissimi della giustizia italiana».

Viene da chiedersi cosa potrebbe accadere e quanto utili siano gli interventi del governo. «Sono importanti – afferma Malinconico – ma non dureranno in eterno. C’è un problema strutturale da risolvere e occorre intervenire sul sistema creditizio in modo da ridurre le asimmetrie informative e far arrivare il credito alle imprese meritevoli». Il Mezzogiorno è svantaggiato, oltre che da aspetti dell’economia reale e da uno scenario macroeconomico peggiore rispetto al resto d’Italia, anche da una struttura del sistema dei crediti disomogenea perché i centri decisionali delle grandi banche sono al Nord e le filiali dislocate su tutto il territorio nazionale. Quanto pesa la distanza tra le grandi banche e il Sud?

«Il Mezzogiorno – osserva Malinconico – è penalizzato dalla carenza della struttura del sistema creditizio perché non ci sono grandi banche in grado di supportare le imprese del Sud nonostante il livello del pil meridionale. La distanza tra i centri decisionali delle banche e il territorio ha effetti negativi sull’economia meridionale. Un’idea, quindi, può essere una Banca del Sud, ma anche garanzie accessorie che tengano conto delle condizioni di svantaggio delle imprese che operano in territori già difficili come appunto quelli del Meridione. Indispensabili, inoltre, le riforme, e in primis quella della giustizia, interventi per semplificare e sburocratizzare e una maggiore attenzione da parte del governo per ridurre il divario che caratterizza la struttura del credito nel Mezzogiorno».