«La Campania può e deve trainare il Mezzogiorno verso il nuovo ruolo di seconda locomotiva economica del Paese, e insieme con la Sicilia e la Puglia, deve interpretare l’identità della macroregione meridionale, al di là di qualsiasi individualismo». È l’idea di Antonio Corvino, economista e direttore dell’Obi.

Direttore, chi e con quali fondi deve finanziare il progetto che il cantiere Mezzogiorno in Progress ha appena elaborato e diffuso?
«Il governo che, però, deve iniziare ad avere una visione globale e complessiva del sistema economico. Le risorse ci sono e sono immediatamente disponibili. Innanzitutto bisognerebbe utilizzare i fondi europei. Poi si potrebbe attingere al Recovery Fund e prevedere un intervento della Banca europea per gli investimenti. La copertura non è un problema, è il pensiero di chi si trova ai vertici delle istituzioni che deve cambiare».

A questo proposito, secondo lei la classe dirigente meridionale e quella italiana sono pronte a una politica di questo tipo?
«Direi di no. La classe dirigente va riorganizzata. Il miracolo italiano di cui parliamo nel nostro documento presuppone delle figure ai vertici capaci, ma soprattutto radicate nel territorio. Per esempio, è impensabile gestire un’impresa o delle infrastrutture al Sud, avendo sede a Milano».

Si parla di modello Genova per la realizzazione di opere strategiche: potrebbe essere una soluzione alle lungaggini burocratiche che paralizzano soprattutto i lavori pubblici?
«Sì. Va rivista la disciplina delle competenze Stato-Regioni. In questo senso, l’istituto del commissariamento e della sostituzione dello Stato rispetto ad altri livelli, in certi casi, è improcrastinabile. Così come non si può più rinviare l’apertura di un grande processo di digitalizzazione del Paese».

In quest’ottica anche la sburocratizzazione assume un ruolo di vitale importanza.
«Credo che su questa questione non ci sia nulla da aggiungere. Si è detto tutto su questo tema. Ormai abbiamo bisogno soltanto di qualcuno che abbia il coraggio di avviare questa indispensabile semplificazione».