L’occasione è di quelle irripetibili: in una fase in cui un gigante come la Cina investe nel Mediterraneo e quest’area diventa nuovamente centrale nel quadro del commercio mondiale, le regioni del Sud dell’Italia possono riposizionarsi e rilanciarsi. E la prima può essere proprio la Campania, forte di una consolidata vocazione all’export e della presenza di porti, aeroporti e interporti sul suo territorio. È la logistica, dunque, il motore che può imprimere una forte accelerazione allo sviluppo economico meridionale e campano. Ne è convinto Mezzogiorno in Progress, il panel di 90 esperti che ha diffuso un documento programmatico finalizzato proprio a stimolare la crescita del Sud. Investire sulla logistica, dunque. Il che vuol dire ricevere le merci, farle circolare rapidamente sul territorio e verso l’estero, prevedere misure che attirino gli investimenti esteri, introdurre una fiscalità di vantaggio che spinga gli imprenditori a stabilirsi in certe aree, puntare sulla tecnologia.

Conviene? I numeri dicono di sì. La logistica vale il 10 per cento del pil nazionale, ogni euro investito nel settore ne genera tre e ogni occupato nel settore ne porta altri quattro. di qui la necessità di sviluppare un sistema logistico che accorci le distanze col resto d’Europa e valorizzi la centralità del Sud nel bacino del Mediterraneo. Ecco perché gli esperti dell’Osservatorio Banche & Imprese, nell’ambito del quale è nato il cantiere Mezzogiorno in Progress, hanno proposto una serie di interventi. Qualche esempio? L’estensione dell’Alta Velocità al Sud, con il completamento e la realizzazione della dorsale adriatica fino a Bari e di quella tirrenica fino a Reggio Calabria. E poi la creazione di una rete per la movimentazione delle merci in modalità aerea, puntando sul triangolo di aeroporti formato da Napoli per l’area europea, Bari per quella orientale e Catania per l’Africa. Determinanti anche le Zone economiche speciali che, in Italia, non hanno ancora prodotto i risultati sperati anche a causa della mancata emanazione di una disciplina organica.

«Eppure, soprattutto in Campania, le Zes presentano un potenziale notevole – spiega l’economista napoletano Francesco Saverio Coppola presidente del comitato scientifico dell’Obi – La presenza di porti, aeroporti, interporti, aree Asi e Pip e il primato nell’export fanno della Campania una piattaforma solida e qualificata. Occorre, però, specializzarsi nella lavorazione dei prodotti nei container, attività che permette un incremento di valore e di occupazione, e promuovere settori come alimentare, automotive, aerospazio, abbigliamento ed elettronica». Per la Campania, quindi, la ritrovata centralità del Mediterraneo nello scenario commerciale mondiale rappresenta un’opportunità ancora più forte che per le altre regioni dell’Italia meridionale. Grossi investimenti nella logistica potrebbero far aumentare in modo considerevole occupazione e prodotto interno lordo.

«Per centrare questi obiettivi – aggiunge Coppola – bisogna consolidare il tessuto industriale, attrarre investimenti esteri o di aziende con una significativa percentuale di fatturato estero, migliorare la qualità dell’offerta di trasporti e strutturare un modello che prevede un legame sempre più stretto tra ricerca, innovazione e attività produttive». Il grande ostacolo, come al solito, è la burocrazia. «Il salto di qualità del Mezzogiorno e della Campania passa anche per la semplificazione normativa e per una nuova governance – conclude Coppola – Sono questi gli elementi capaci di cambiare radicalmente l’accessibilità e il grado di connessione della logistica al Sud, con notevoli benefici per il tessuto produttivo, sociale ed economico».