La Campania è la regione con la maggior presenza di realtà farmaceutiche: sul territorio c’è quasi il 40 per cento delle unità locali meridionali (49 in termini assoluti) e circa un terzo dei relativi addetti (1.776 in termini assoluti). Tra le regioni del Mezzogiorno, dopo la Campania, ci sono Sicilia, Abruzzo e Puglia. Il Sud ricopre quindi un ruolo chiave nell’economia dell’intero Paese con prospettive incoraggianti per il futuro: la filiera farmaceutica meridionale potrebbe far registrare nel 2020 una variazione di fatturato compresa tra il -0,4 e il +0,8 per cento. Oggi il valore aggiunto farmaceutico meridionale è di oltre 650 milioni di euro (il 7 per cento del dato nazionale) e si registra un export pari a oltre a 3,1 miliardi di euro (circa il 10 per cento del dato nazionale). È il risultato dell’analisi condotta da Srm, centro studi e ricerca per il Mezzogiorno, sulla filiera farmaceutica in relazione all’avvento del Covid-19.

Il settore in questione è dunque andato in controtendenza rispetto a quasi tutti gli altri. Mentre l’economia dell’intero Paese viveva una crisi senza precedenti e centinaia di aziende spegnevano i macchinari, le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici sono cresciute: su base annua del 14,9 per cento per il Mezzogiorno e del 24 per cento per l’Italia. In ambito europeo, il nostro Paese occupa un importante ruolo di leadership per quanto riguarda la produzione e l’export di farmaci e vaccini. Nello specifico, gli ultimi dati di Farmindustria registrano una produzione di medicinali (32,2 miliardi) e la più alta crescita dell’export (dal 2008 al 2018, pari al +117 per cento rispetto al dato medio europeo). Puntando la lente di ingrandimento sul Sud, è possibile rendersi conto di quanto le regioni meridionali contino nel puzzle dell’economia nazionale.

La filiera farmaceutica del Mezzogiorno fa registrare 124 unità locali (il 16 per cento del totale Italia). Il più del tessuto farmaceutico nazionale è collocato nelle regioni del Nord, ma il Mezzogiorno gioca, comunque, il suo ruolo all’interno del panorama internazionale. La filiera farmaceutica campana esporta quasi la metà del valore complessivo della macroarea (1,5 miliardi di euro nel 2019) con una crescita media annua dell’8,9 per cento. Complessivamente, le esportazioni del settore farmaceutico meridionale sono pari, a fine 2019, a 3,1 miliardi di euro, circa il 10 per cento del dato nazionale. Grazie ai suoi flussi commerciali in uscita, il Mezzogiorno raggiunge 118 Paesi del Mondo, ovvero, circa i due terzi di quelli raggiunti dall’export nazionale che ammontano a 178. Emerge, quindi, la fotografia di un settore con un’ampia apertura internazionale. Analizzando, poi, i principali rapporti della Campania con l’estero, si registrano 102 Paesi di riferimento, tra i primi la Svizzera e la Germania.

Lo studio condotto da Srm ha previsto per il futuro due possibili scenari, uno meno pessimistico (scenario A) e uno più pessimistico (scenario B). La filiera farmaceutica meridionale potrebbe far registrare nel 2020 una variazione di fatturato compresa tra il -0,4 per cento (scenario B) e il +0,8 per cento (scenario A). In termini di valore aggiunto, invece, si calcola una variazione compresa tra -0,3 (scenario B) e +1,3 per cento (scenario A). Il Mezzogiorno, quindi, partecipa attivamente alla crescita della filiera e alla ripresa dell’economia dell’intero Paese.