“Questo virus è un flagello, i pazienti anche non anziani si aggravano rapidamente. Se non ci vado, muoiono in dodici ore”. È quello che racconta in un’intervista a La Stampa Angelo Rossi, medico di famiglia come la moglie Maria Savoldelli a Leno, nel bresciano, una delle aree più colpite dal coronavirus in Italia. I due fanno parte della categoria probabilmente meno raccontata dell’emergenza. “Per il momento – dice – l’abbiamo scampata. Ogni sera ci salutiamo come reduci”.

Sono stati numerosi gli appelli dei medici di famiglia rivolti alle autorità sanitarie e politiche. Spesso sono stati lasciati ad affrontare l’emergenza senza linee guida e senza dispositivi di protezione individuale. Dopo aver chiesto dei dpi, Rossi racconta che “dopo una settimana abbiamo capito che era più utile rivolgerci ad Amazon. Abbiamo speso 3mila euro per tutine, visiere, guanti e mascherine, oltre ai prodotti per sanificare lo studio tutte le sere”. Solo dopo 15 giorni, continua l’intervista di Giuseppe Salvaggiulo, sono arrivati guanti, gel, un paio di occhiali e mascherine chirurgiche monouso, inadeguate a visitare i pazienti affetti da Covid-19. “Quelle filtranti, che per noi non ci sono, le vedo indossate dalle casalinghe al supermercato. Qualcosa non funziona”.

La prima preoccupazione del medico è stata quella di svuotare lo studio. Le visite a domicilio vengono centellinate e si monitorano le condizioni dei pazienti – febbre, pressione, saturazione dell’ossigeno nel sangue – via telefono e Whatsapp. Dei morti a casa resterà sempre il dubbio sul loro probabile contagio perché, come dice il medico, il sistema a un certo punto si è ingolfato e non sono stati fatti più i tamponi a domicilio. “Da lunedì sono operative le unità territoriali per le visite a domicilio, che il medico attiva. Speriamo funzionino”, aggiunge il medico.

Farraginosa anche la macchina di comunicazione nella Regione: “I distretti sanitari sono stati smantellati tempo fa, la catena di comando non ha il polso del territorio. Per noi Milano è lontana. Una città borbonica sulla luna”.

Nel bresciano, stando ai dati della protezione civile, si sono contati 8.546 contagi, 1.349 i decessi.